Masi: «Scarse risorse così si ricorre ai privati»
reggio emilia. Proseguono a Bologna le audizioni nella commissione assembleare speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna, presieduta da Giuseppe Boschini. Si tratta della commissione politica, non di quella parallela tecnica sulla valutazione del sistema di tutela dei minori presieduta da Giuliano Limonta. Il presidente Boschini ha confermato che le richieste di audizione pervenute sono già più di 80.
In commissione è intervenuto Massimo Masi, pediatra e coordinatore scientifico del gruppo di lavoro che ha curato le linee di indirizzo regionali per l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti vittime di maltrattamento e abuso. Il tecnico ha riferito che l’obiettivo del gruppo di lavoro regionale era quello di «elaborare delle linee di indirizzo, non vincolanti, rivolte ai territori: delle raccomandazioni. Ci siamo sforzati – ha spiegato – di mettere a sistema le buone prassi e di uniformarle». Al centro «deve sempre esserci la valutazione diagnostica multiprofessionale e l’attivazione di percorsi integrati, questo per ridurre i rischi di discrezionalità». Percorsi, ha aggiunto, «che devono ricollegarsi alla formazione degli operatori sociali e sanitari», sebbene «non esistono modelli vincolanti nazionali sulla materia, sono invece presenti modelli regionali anche molto diversi tra loro». Altro limite, ha evidenziato Masi, «è l’incapacità, per l’assenza di risorse, del sistema pubblico di trattare tutti i casi: spesso occorre un supporto dal privato». In riferimento a Bibbiano, ha poi rilevato che «nel sistema non ci devono essere elementi di creatività: i protocolli devono essere applicati in modo puntuale».
Secondo Giancarlo Tagliaferri (Fdi) «sarebbe utile capire se in Emilia-Romagna e in particolare a Bibbiano siano state attivate le verifiche sull’applicazione delle linee di indirizzo». Anche Fabio Callori (Fdi) ha posto l’accento sul tema dell’applicazione dei protocolli: «Non deve esserci discrezionalità, chiedo di revisionare tutti i casi collegati al sistema Bibbiano». Per Igor Taruffi (Si) «c’è la necessità, come ci ha spiegato il professore, di ritornare al pubblico, di ridurre le esternalizzazioni: lavoreremo su questa proposta».
Roberta Mori (Pd) ha rimarcato «la necessità di uniformare le procedure e i percorsi su tutto il territorio regionale». Serve anche «una cornice nazionale per comprendere il fenomeno». Per Silvia Prodi (Misto) «quello della supervisione può essere un criterio per assicurare una maggiore omogeneizzazione del modello organizzativo». Silvia Piccinini (M5s) ha chiesto per quali motivo siano stati sottovalutati i dati di Bibbiano, «sproporzionati rispetto al resto del territorio».
Anche Gian Luca Sassi (Misto) ha chiesto «se siano state fatte verifiche in funzione dei dati raccolti nel reggiano». Per il consigliere «l’allarme doveva scattare, ci si è invece fidati». —
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