Gazzetta di Reggio

Reggio

Sport, il linguaggio dei simboli per agevolare i disabili reggiani

Roberto Fontanili

Il progetto del centro di via Melato, eccellenza regionale Il dottor Zobbi: «Approccio nuovo nel segno dell’inclusione»

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Il Centro di Medicina dello Sport di Reggio, assieme a Modena, è quello che nella nostra regione svolge il maggior numero di visite per la concessione dell’idoneità sportiva a persone con disabilità. A Reggio, nel 2018, delle 275 persone con disabilità sottoposte a visita presso il centro di via Melato, 50 tra ragazzi e ragazze sono stati inseriti in società sportive per svolgere attività assieme a persone normodotate.

Da tempo il servizio di Medicina dello Sport, che ha sede di fianco alla piscina comunale, segue con particolare cura le persone con disabilità. E, al suo interno, è stato creato da tempo un ambulatorio a loro dedicato. Per renderlo ancora più inclusivo, in tutti i locali di via Melato sono stati affissi manifesti con i simboli della Comunicazione aumentativa e alternativa (Caa): simboli che facilitano la comunicazione e che consentono a tutti, ma soprattutto a chi ha difficoltà di linguaggio, a comprendere meglio da chi è visitato e a che tipo di visita viene sottoposto, facilitando la comprensione e la comunicazione verbale. Il servizio di Medicina dello sport reggiano complessivamente nel 2018 ha effettuato in oltre 10mila visite. Di queste, 275 sono state quello che hanno riguardato persone con disabilità. «Questa è solo una parte del nostro lavoro – spiega il responsabile del Servizio e del Centro di prevenzione cardiovascolare, dottor Gianni Zobbi – e non ci limitiamo a stilare un certificato, ma effettuiamo una valutazione clinica e rilasciamo a seconda dei casi un certificato o meno di idoneità agonistica. Poi, nel caso di idoneità, mettiamo in contatto il soggetto con una società sportiva inclusiva in cui possa svolgere attività agonista assieme a ragazzi normodotati».

Si tratta di un altro passo avanti per favorire l’inclusione perché, come aggiunge Zobbi, «ogni volta che favoriamo e incentiviamo la pratica fisica e sportiva in contesti accoglienti non rispondiamo a un bisogno solo di una persona ma anche della sua famiglia».

I simboli della comunicazione aumentativa e alternativa utilizzati in via Melato consentono a tutti di capire, anche se non sono in grado di leggere e se non conoscono la lingua italiana. «L’approccio attraverso i simboli – continua Zobbi – consente di mettere a proprio agio i pazienti e far comprendere loro con chi stanno parlando e a che visita sono sottoposto». L’iniziativa di aumentare l’inclusione sociale è nata dalla collaborazione tra il Centro di Medicina dello Sport e l’associazione Gis (Genitori per l’inclusione sociale), costituita da genitori di ragazzi e ragazze con disabilità, con lo scopo di garantire e far rispettare i diritti di queste persone e l’abbattimento di ogni tipo di barriera, architettoniche e culturali. Nell’ultimo anno, poi, la collaborazione tra il Servizio di Terapia occupazionale del Centro di Medicina dello Sport e l’associazione Gis si è concentrata proprio sul come rendere accessibile e comprensibile il momento della visita a tutti coloro che accedono all’ambulatorio.

E questo perché l’arrivo in un ambiente nuovo e incontrare personale sanitario in camice bianco provoca in molte persone agitazione e reazioni emotive di ogni tipo, che poi nel caso di bambini o adulti con disabilità possono essere a volte amplificate. Da qui la scelta di adottare il linguaggio dei simboli per ridurre le difficoltà di comunicazione. Il progetto si affianca a quello realizzato un mese fa nel Parco del San Lazzaro per rendere fruibili a tutti le attrezzature ginniche e a quello dei menù agevolati inseriti da circa un anno nelle mense di alcune scuole primarie reggiane. —



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