«Basta disparità nei luoghi di lavoro Stessi diritti e salari per gli esterni»
Parità di mansione ma tutele diverse: parte la nuova lotta Il segretario Bosco: «Vogliamo la contrattazione inclusiva»
«Due lavoratori che fianco a fianco fanno lo stesso lavoro, non possono essere pagati con salari nettamente diversi. Siamo in una città simbolo della contrattazione più avanzata ma succede anche a Reggio Emilia».
Ivano Bosco, da sei mesi a capo della Camera del Lavoro, ha riportato la tranquillità dopo la spaccatura interna culminata con la mancata rielezione di Guido Mora. La nuova segreteria ha avuto percentuali di voto bulgare e Bosco guarda avanti, genovese concreto catapultato nella capitale mediopadana della manifattura e dell’export. Tante fabbriche, terra fertile e lavoro ma niente scorci sul mare. I suoi occhi tradiscono una filo di malinconia («Quell’azzurro manca ma qui c’è molto da fare» dice) ma è riuscito a ricostruire un volto unitario della Cgil reggiana sulla sfida della contrattazione inclusiva, nuova frontiera del sindacato. «Il mondo del lavoro è cambiato e il sindacato deve fare autocritica includendo quei lavoratori, spesso somministrati, che rischiano di restare emarginati». Una sfida epocale accolta a livello nazionale, che vede la Cgil reggiana prima in Regione a presentare oggi in assemblea generale il documento sulla contrattazione inclusiva, che vedrà il sigillo a fine giornata del segretario nazionale, il reggiano Maurizio Landini. Ma di fatto è la quadratura del cerchio con la firma in calce di Bosco.
Segretario Bosco, se l’occupazione cresce i diritti non sempre seguono la stessa strada. Cosa farete?
«Dobbiamo essere un sindacato di strada, come dice Landini: ancora più presenti sul territorio. Lo ribadiremo oggi presentando il documento sulla contrattazione inclusiva a 450 tra delegati attivi e pensionati. Anche nel sindacato c’è necessità di cambiamento. Abbiamo operato finora secondo uno schema tradizionale ma il lavoro è frammentato e i processi sono sempre più esternalizzati. E non solo nelle tradizionali aziende di pulizie, lo fanno sempre più la logistica ma anche la manifattura».
È lì che fatica il sindacato?
«In Italia abbiamo 800 contratti. La fantasia quindi non ci manca ma ci sono aziende che applicano quei contratti che riducono diritti e salario. La Cgil è ripartita da qua perché rischiamo di non rappresentare questi lavoratori. Sono fuori dal nostro ciclo o ci entrano solo quando c’è un evento traumatico come una crisi».
Le nuove generazioni di lavoratori e quelli più emarginati restano lontani dalla rappresentanza?
«Fatichiamo a raggiungerli e c’è anche un po’ di diffidenza alle volte ma quando a parità di mansione ci sono salari diversi c’è bisogno di sindacato. E questo capita sempre più spesso. Ci sono aziende dalle quali escono lavoratori dipendenti ma non ne vengono assunti altrettanti. Vengono rimpiazzati con agenzie di somministrazione o cooperative spesso spurie. Il problema è che anche la committenza dovrebbe essere più interessata ai diritti di chi gli entra in azienda».
Quanti sono questi lavoratori ancora ai margini?
«Tanti. Ma stiamo facendo una mappatura delle aziende e delle coop coinvolte. Serve un forte coordinamento tra le stesse categorie della Cgil. Noi abbiamo affidato questo compito a un funzionario. La contrattazione inclusiva deve essere proposta sui posti di lavoro anche attraverso la solidarietà da parte dei lavoratori col posto fisso. Dobbiamo sottoscrivere piattaforme dove la contrattazione avviene in maniera più larga, comprendendo davvero tutti i lavoratori».
A 6 mesi dall’insediamento come giudica Reggio?
«La Cgil di Reggio ha un elemento vincente: ha strutture in ogni angolo della provincia. È punto forte che ho voluto riconfermare, anzi va aumentato perché il sindacato non è solo lavoro e i servizi vanno portati fuori da via Roma».
Possiamo dire che servizi e welfare sono un’altra frontiera del nuovo sindacato?
«Intanto Reggio è un’eccellenza e il welfare è certo prioritario. Nelle aziende il concetto è però degenerato: servono meno abbonamenti per lo stadio e più aiuti per gli asili o per i trasporti. I benefici nella contrattazione territoriale devono finire nell’ambito dei servizi pubblici. È nostro interesse che le persone migliorino la qualità della loro vita. Ma anche che la gente si iscriva alla Cgil. Con più iscritti siamo più forti ai tavoli di trattativa».
Manca anche la stabilità politica. Che giudizio dà al nuovo governo giallo-rosa?
«Non giudichiamo il governo in base al colore. È da tempo che la Cgil pensa di non avere governi amici. Sicuramente questa crisi governo è stata risolta legittimamente all’interno del Parlamento a differenza di chi chiedeva alle piazze pieni poteri».
C’è il reddito di cittadinanza ma si parla di assistenzialismo. Siete favorevoli?
«L’assistenzialismo non ci piace, siamo per la creazione di posti di lavoro perché contempla la partecipazione, che rimane un elemento sociale fondamentale. Chiaro è che con cicli negativi ci deve essere un sistema di protezione».
C’è unità per questo documento che presentate?
«Sì ed è piena. Io ho tenuto conto di tutte le diverse sensibilità dopo quello che era successo. Il mio obiettivo era tentare di ricostruire il gruppo. Questo tema è unitario». —
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