Non ce l’ha fatta il pensionato investito Morto Felice Rossa, laborioso volontario
Accecato da bimbo da uno sparo, accudì la moglie invalida. Il figlio avvocato: «Vita difficile, meritava di godersi la nipotina»
Non ce l’ha fatta Felice Rossa, 75 anni, il pensionato non vedente investito da un’auto martedì pomeriggio in via lungo Crostolo, all’altezza del parcheggio del Lidl.
Alle 17.45 l’anziano camminava sul marciapiede, bastone alla mano, quando ha tentato di attraversare in un punto in cui le strisce pedonali sono assenti; travolto da una Peugeot 209 guidata da una donna, il pedone è stato sbalzato sul parabrezza e nel ricadere sull’asfalto ha sbattuto la testa. All’arrivo dei medici il 75enne era cosciente; quando gli hanno chiesto come chiamasse, ha risposto «non ricordo». Poi è svenuto e non si è più ripreso. Ricoverato nel reparto di Rianimazione del Santa Maria Nuova, è spirato il giorno seguente, ieri alle 10.10, attorniato dai figli Marco, 47 anni, e Paolo, 49.
Nonostante il nome beneagurante, Felice, ha avuto un’esistenza a dir poco travagliata. Nato in perfetta salute, la sua vita è stata stravolta da un incidente: a dieci anni, mentre giocava con un amichetto figlio di un cacciatore, partì inavvertitamente un colpo di fucile, che lo accecò e cambiò il corso del suo destino. All’istituto ciechi di Torino ha conosciuto la futura moglie, Gabriella, di origini ferraresi.
I coniugi si sono trasferiti a Reggio Emilia nel 1972, per lavoro: in quanto categoria protetta, Felice ha lavorato come centralinista prima alle Farmacia Comunali Riunite, poi all’ospedale di Sassuolo e alla Cooperbanca.
Quattro anni fa, dopo una lunga e invalidante malattia, è morta la moglie: colpita da un aneurisma, per tre anni è stata accudita dal marito. Una volta rimasto vedovo, il pensionato si è dedicato ancor più intensamente al volontariato: ogni mattina prestava servizio alla mensa del Vescovo, tranne il venerdì quando andava nella struttura riabilitativa di Albinea riservata a cerebrolesi e malati di Sla. In precedenza è stato volontario alla casa di riposo di San Pellegrino, dove curava l’orto dell’asilo parrocchiale, e all’Uici, Unione italiana ciechi e ipovedenti di Reggio.
«Da quando era rimasto solo, aveva una donna che gli preparava da mangiare, mentre noi figli lo portavamo a fare la spesa – ha spiegato il figlio Marco, avvocato, dello studio legale associato di via Pansa – Lui era molto autonomo. Mio padre aveva sviluppato gli altri sensi in modo incredibile: da giovane era capace di prendere al volo gli uccellini che scappavano dalle gabbie. Noi figli gli raccomandavamo di stare attento, ma lui aveva le sue passioni e non stava mai fermo. Al momento dell’incidente stava tornando dagli orti di via Premuda, dove andava ogni giorno: quella strada verso casa, verso via Montefiorino, l’ha percorsa mille volte». Marco ha saputo dall’accaduto da un sito web. «Quando ho letto non vedente e la via, ho subito pensato al peggio, diventato certezza quando ho letto del bastone bianco: non se ne separava mai». Di recente Felice ha avuto la gioia di diventare nonno: coccolava e teneva in braccio Matilde, la figlia di Marco, di appena un anno. «Una persona buona e generosa, dedito alla famiglia e agli altri. Dopo un’esistenza difficile, non si meritava un tale epilogo».
Il nulla osta, da parte del pm Giulia Stignani, dovrebbe arrivare stamattina. La salma di Felice Rossa sarà esposta oggi, a partire dalle 12, alle camere ardenti del Santa Maria. Il funerale – che sarà officiato dall’amico don Giuseppe Dossetti – si terrà domani alle 11 nella cappella dell’arcispedale, cui seguirà la tumulazione al cimitero di Coviolo. —
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