Spaccio di eroina Una testimone accusa il “boss” Mehmood
LUZZARA. Con le prime due testimonianze è partito ieri – in tribunale a Reggio Emilia – il processo che intende far luce su quanto sostengono gli inquirenti, cioè che esista un vasto canale di approvvigionamento di eroina gestito da spacciatori pakistani tra le province di Reggio Emilia e Mantova.
Alla sbarra im sei: Sulta Mehmood, Usman Aziz, Lakhwinder Kumar, Avtar Singh, Monsef Bourgana e Brahim Bouachra.
Sono assisti dai legali Federico Bertani, Corrado Viazza e Roberto Pederzoli.
Davanti al giudice Sarah Iusto sono comparse due donne: la prima si è detta certa di aver comprato eroina da Mehmood (residente a Codisotto di Luzzara, ma che per gli investigatori aveva incentrato l’attività di spaccio nel Mantovano, precisamente a Suzzara), mentre la seconda testimone non ricorda con esattezza da chi avesse acquistato la droga, complice anche un vissuto decisamente tribolato.
Si tornerà in aula il 25 ottobre per altre due deposizioni.
Tutti e sei sono imputati di diversi episodi di spaccio di eroina, tra loro e verso terzi, avvenuti nella nostra provincia e che hanno reso florido, nel tempo, il mercato dello spaccio di questa sostanza anche nel Mantovano.
Gli stessi inquirenti parlano di «fiumi di eroina». Un flusso gestito da elementi di clan pakistani che si sposterebbero con disinvoltura sul territorio tra l’Emilia Romagna e la Lombardia.
Per chi ha svolto queste indagini il 34enne Mehmood da tempo è un grossista e boss dell’eroina, passato a fasi alterne dalla libertà condizionata agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Codisotto di Luzzara.
Il suo nome compare in due inchieste sul traffico di droga nella Bassa: “Pak-Connection” e “Pak-Connection 2”, coordinate dal pm Giacomo Forte.
In questo processo è accusato di diverse importanti cessioni di eroina. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
