Addio a Celio Tronconi Era l’anima di Cerreto Alpi
Le sue mille vite le aveva raccontate in un libro. Indimenticabili le sue “fole” Recente la stretta collaborazione con i “Briganti”, accoglieva le scolaresche
Ventasso. Accade raramente che una persona arrivi a identificare lo spirito di un luogo e un territorio. Celio Tronconi, scomparso giovedì sera a 87 anni, c’è riuscito: in lui era incarnata la storia di Cerreto Alpi, ma ancor più della montagna e dei montanari, per le sue esperienze di vita molteplici che lo avevano portato in giro per l’Italia e poi fatto sempre rientrare al suo paese, e che erano diventate storie, o “fole”, che raccontava in incontri e convegni ai quali veniva invitato, nel metato di Cerreto Alpi ai bambini delle scuole in visita, e anche in un libro, “Il mio diario”, che resta una testimonianza straordinaria di voglia di vivere e di avventura.
Celio Tronconi era nato a Cerreto Alpi il 1° gennaio 1933, in un periodo in cui il padre lavorava in Africa. La madre era rimasta a casa con cinque figli: Giovanni, Lodovico, Elda, Clerice e appunto il nuovo nato. Una situazione che aveva portato tutti i fratelli e le sorelle ad iniziare molto presto a lavorare, Celio aveva iniziato aiutando Lodovico che faceva il garzone. Al ritorno dall’Africa il padre decise di acquistare 15 pecore, e a 6 anni appena, Celio inizia a fare il pastore.
Nel ’42 vive la sua prima transumanza in Toscana, con un cammino di 89 giorni poi ripetuto per tanti anni in autunno. Sono tempi di guerra, duri per tutti, di rastrellamenti a cui sfuggire e di nascondigli per le persone e le bestie che venivano spesso confiscate. Dopo la guerra, oltre all’attività di pastore, Celio scopre un’altra passione che lo accompagnerà per tutta la vita: quella per la musica e per il ballo, nei ristoranti e locali della montagna in cui nell’immediato dopoguerra si percepisce forte la voglia di libertà e rinascita.
Dopo il servizio militare, Tronconi inizia a fare il cameriere a Verona, poi lo stesso mestiere lo portò per qualche tempo a Milano. Poi nel 1963 il ritorno verso casa, con la gestione del ristorante Triglia a Collagna, e due anni dopo il trasferimento al ristorante della Gabellina. Nel 1969, dopo aver fatto domanda ad Anas, Celio diventa stradino per un certo periodo, lungo la Statale 63, e contemporaneamente lavora anche al bar del Passo del Cerreto. E così fino agli anni recenti, alla pensione nei primi anni ’90 e la stretta collaborazione con i Briganti di Cerreto.
Con loro Celio comincia a lavorare anche con le tante scolaresche, in particolare degli asili e delle elementari, che vanno in visita al paese per vedere il funzionamento del metato, l’edificio per l’essiccazione delle castagne, e come si faceva un tempo racconta le “fole”, le storie, piene di aneddoti della sua vita avventurosa.
Per questo la notizia della sua scomparsa ha addolorato persone di tutte le età, dagli amici di un tempo a quei bambini che ricordavano così bene il signore di Cerreto e le sue storie. Oggi l’addio, con partenza dall’obitorio di Castelnovo Monti alle 9.30 per la chiesa di Cerreto Alpi. Lascia la moglie Pasquina, le figlie Monica e Ivonne, i nipoti Martina e Mattia, i fratelli e la sorella. —
L.T.
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