Omocidio di natale, dodici anni all’assassino della sorella: «Era lucido quando l’ha strangolata»
La perizia psichiatrica conferma la capacità d’intendere e di volere del 72enne Franco Govi, cadute però le aggravanti. L’imputato chiede perdono
REGGIO EMILIA. Condannato a 12 anni di carcere. Perché il 72enne Franco Govi era capace d’intendere e di volere – la mattina di Natale di due anni fa – quando in bagno ha strangolato la sorella Franca al culmine di un litigio.
L’ha deciso ieri mattina – dopo una breve camera di consiglio di circa mezz’ora – il gup Luca Ramponi, che ha tenuto conto delle conclusioni della perizia psichiatrica disposta un anno fa e depositata di recente, con cui il dottor Giorgio Chiessi ha escluso che l’imputato fosse infermo di mente al momento del delitto.
Dello stesso parere il consulente dell’accusa, mentre l’esperto della difesa ha individuato in Govi una seminfermità mentale a causa di una ben definita patologia. Il processo a porte chiuse si è tenuto con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) e c’è stata una valutazione da parte del giudice non solo dello stato mentale dell’omicida, ma anche delle due aggravanti (stato di parentela e futili motivi).
Prima della discussione prende la parola l’imputato. Si scusa, chiede perdono per quanto commesso, parla di vita sconvolta dopo quegli attimi terribili. Si sofferma sul rapporto conflittuale con la sorella Franca: vent’anni di convivenza non facile nell’appartamento di Canali. Frizioni continue che comunque non giustificano quanto commesso la mattina natalizia del 2017.
Dopo le “dichiarazioni spontanee”, il pm Giacomo Forte – titolare dell’inchiesta – chiede, sulla base della perizia psichiatrica, la condanna a 14 anni di reclusione, ritenendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Mentre la difesa – cioè gli avvocati Marco Fornaciari e Nico Vaccari – punta il dito sui problemi psichiatrici, valutando grandemente scemata la capacità d’intendere e di volere del 72enne come risulta dalla consulenza di parte.
I due difensori aggrediscono anche le due aggravanti, ritenendole non applicabili. In sostanza non chiedono l’assoluzione, ma una pena più bassa rispetto a quella esplicitata dall’accusa. Il tutto avviene – senza tensioni – alla presenza di due dei sei cugini materni della 61enne uccisa, non costituitisi però parte civile. Sono stati risarciti dall’imputato, ma due cugini hanno voluto assistere di persona all’udienza decisiva, affiancati dall’avvocato Vera Sala che li ha tutelati.
Non dura molto la camera di consiglio, infatti il gup Ramponi ne esce dopo circa mezz’ora con una sentenza di condanna a 12 anni di reclusione. Sull’entità della pena ha “giocato” lo sconto di un terzo per il rito abbreviato, la caduta dell’aggravante dei futili motivi, inoltre il giudice ha concesso le attenuanti generiche, considerate prevalenti sull’aggravante della parentela. Govi è frastornato, smarrito. Il suo unico desiderio è tornare nella struttura protetta che lo ospita da quasi due anni.
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