«Il nuovo governo si scorda le pensioni» Landini non fa sconti: via la legge Fornero
Il segretario nazionale lancia da Reggio segnali all’esecutivo: «Più salari e meno tasse ai lavoratori, sennò non c’è svolta»
«Il programma di governo? Diciamo che siamo solo ai titoli. Ma come quando ti davano un tema da fare, poi dopo il problema è lo svolgimento. Abbiamo poi la questione della riforma delle pensioni, che non c’è nei documenti di questo nuovo governo. Rivedere la Fornero per noi resta una priorità».
Maurizio Landini viene dalle lotte di fabbrica e non è mai di manica larga quando si tratta di diritti e lavoro. Ne dà prova parlando al Governo giallo-rosso dal palco di casa sua, all’assemblea generale della Cgil di Reggio Emilia, dove è partito come sindacalista delle tute blu emiliane salendo fino alla segreteria nazionale della Camera del Lavoro, che non fa sconti al nuovo governo Conte nonostante l’uscita di scena della Lega e di Salvini - al quale lancia una stoccata - e il ritorno della sinistra nella stanza dei bottoni. «La Cgil di governi amici non ne ha mai avuti, che siano di destra, di sinistra o di centro - dice secco Landini - Ha sempre giudicato i governi per quello che facevano. E quando abbiamo sentito qualcuno che voleva i pieni poteri, noi abbiamo detto che la nostra Costituzione andava difesa. I pieni poteri ce li aveva Mussolini ed è stato cacciato per avere la democrazia».
Già dalle premesse, però, il cambio di passo è evidente e il capo della Cgil promuove il programma di massima della formazione di Governo Pd-5 Stelle, ma non azzarda pronostici. Anzi.
«Dicono di voler essere il governo del cambiamento? Ora io vorrei capire cosa vuol dire: se sono un lavoratore dipendente la svolta c’è se mi fanno pagare meno tasse e mi fanno aumentare lo stipendio. Se fanno così anche la gente comune capirà che c’è un cambiamento. Se non lo fanno non è cambiato nulla. E se i cambiamenti non ci saranno come nei mesi passati, ci mobiliteremo». Per quello, ribadisce come un refrain, che «i governi noi li giudichiamo per quello che fanno. Abbiamo contrastato quello che c’era in precedenza perché non abbiamo condiviso le scelte che ha fatto. Come Cgil, Cisl e Uil abbiamo una piattaforma unitaria già sul tavolo e ci auguriamo che questo nuovo governo, a differenza di quelli precedenti, apra un serio confronto con il sindacato prima di decidere che legge di stabilità fare e prima di decidere di reindirizzare le politiche sociali».
Le rivendicazioni non cambiano molto rispetto al passato: «Sono precise - dice Landini rivolgendosi anche al neo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo - riguardano una politica nuova degli investimenti, una vera riforma fiscale, lotta all’evasione, stanziamento delle risorse necessarie per rinnovare i contratti nazionali del lavoro e una centralità della questione ambientale per ricostruire il nostro Paese sia sotto il profilo dell’industria sia della manutenzione del territorio. Vogliamo portare a casa risultati per la gente che rappresentiamo. Non vogliamo ricostruire solo l’unità tra Cgil, Cisl e Uil: vogliamo ricostruire l’unità del mondo del lavoro».
La rivendicazione più forte va quindi alla marginalizzazione dei sindacati ai tavoli di concertazione nazionale, «con il sindacato - lamenta Landini - diventato un orpello inutile».
Una ferita istituzionale che sanguina ancora, essendoci dall’altra parte del tavolo ancora il capo del Governo Giuseppe Conte e i Cinque stelle e nonostante l’arrivo del Pd. Il sindacalista non scorda infatti il Jobs act, riforma del lavoro varata dalla sinistra diventata terreno di battaglia con la Cgil. «C’è il problema delle pensioni, del rinnovo dei contratti, dei giovani che devono smettere di essere precari - rilancia il segretario - Se questo governo vuole davvero cambiare questo Paese deve incominciare a coinvolgere i sindacati e i lavoratori. Non si cambia il Paese contro chi lavora. C’è quindi un problema di metodo di questo governo e anche di quelli precedenti, che va cambiato».
Il mercato del lavoro però è mutato e si è destrutturato fisiologicamente, tra crisi e nuove tecnologie. Per questo la Cgil rilancia con un documento unitario la contrattazione di inclusione. «Basta contratti pirata, appalti senza controlli e false coop. Noi non vogliamo parlare solo di salario minimo ma di diritti per tutti i lavoratori: ferie, malattia, infortuni, maternità e tredicesima diventino diritti di qualsiasi lavoratore, ovunque e con qualsiasi rapporto di lavoro». —
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