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La moderazione reggiana non passa dalle finestre modenesi

La moderazione reggiana non passa dalle finestre modenesi

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. A guastare la Giaréda - la festa dei reggiani – non è soltanto il meteo. Sono anche le finestre strette di Modena. Quest’ultima è la versione svelta e pittoresca che avrebbe motivato il rifiuto della Galleria Estense di prestare temporaneamente a Reggio Emilia due grandi dipinti che le appartennero. Pezzi forti ed esodati della quadreria barocca della basilica della Ghiara che compie con solennità i suoi 400 anni: La Visione di San Francesco d’Assisi di Leonello Spada e L’Adorazione dei Magi di Palma il Giovane. La Fabbriceria immaginava di proporli in mostra qui, ma la direzione del museo modenese ha detto no.

Le due pale erano state requisite nel 1786 dal duca Ercole III che appunto a Modena stava allestendo il suo museo pubblico. Di spoliazione si trattò. La storia ne è zeppa, e quando un oggetto d’arte per amore o per forza emigra, esso propaga modelli e fa germinare nuovi musei a corto o lunghissimo raggio. Al luogo d’origine non resta che elaborare il lutto.

A sconsigliare il prestito sarebbero state le grandi dimensioni dei dipinti (circa 4 metri per 2 ciascuno) e le problematiche legate alla loro movimentazione. Sta di fatto che il riallestimento recente della Galleria Estense di Modena renderebbe complessa la fuoriuscita delle opere. Qualcuno l’ha fatta breve concludendo che i dipinti non passerebbero nemmeno dalle finestre. Se ne sono rimasti oltre Secchia. E così sia.

I Musei Civici di Reggi Emilia hanno preso atto della risposta modenese. Sì, perché la corrispondenza e il confronto si sono svolti per razionalità e correttezza fra museo e museo, considerando anche che la Ghiara ricade sotto la giurisdizione comunale.

I reggiani non hanno inviato il fotografo Vannini alla Galleria Estense per riprodurre in altissima definizione lo Spada e Palma il Giovane. Così, in Ghiara,sugli altari della cappella Brami e quello dell’Arte della Seta, sono collocate le copie perfette. Il “no” di Modena sarebbe passato sottotraccia se il presidente della Fabbriceria non l’avesse evocato il 30 agosto.

La Gazzetta aveva annotato: “A svelare il retroscena del rifiuto modenese è stato il presidente della Fabbriceria, ingegnere Farina, che sorridendo e senza nascondere la sua incredulità e il suo rammarico ha raccontato come di fronte alla richiesta di poter avere temporaneamente le due opere la risposta è stata che ‘a seguito dei lavori di ristrutturazione della Galleria sono sorte difficoltà, in quanto non è possibile spostare le opere perché non passano attraverso le finestre’. Come dire che quelle opere, e probabilmente altre di notevoli dimensioni esposte nella Galleria Estense, in caso di un incendio, di un’alluvione o un qualsivoglia accidente non potranno essere messe in salvo semplicemente perché per motivi ‘tecnici’ non è possibile il loro spostamento”.

Nell’universo delle relazioni fra istituzioni culturali il fair play è di rigore. Però serviva insistenza. Serviva maggiore motivazione, meno moderazione. Quest’ultima esigenza è balenata quando mi è stato chiesto di fare il “moderatore” dell’illustrazione delle due riproduzioni l’altra sera in Ghiara. Moderatore? Moderare che cosa? Le colte spiegazioni dei generosi storici Elisabetta Farioli e Alberto Cadoppi? La concentrata attenzione del pubblico?

In certe circostanze reggiane serve invece un istigatore. Impeto. Che non è sinonimo di avventatezza, ma di determinazione collettiva. Ad esempio: nell’immaginare che cosa farebbe la Galleria Estense se una concessione di prestito pervenisse dalla National Gallery , dai Musei Vaticani, o dal Louvre.

E ad esempio: nel mobilitare tutt’insieme il “potere” politico, amministrativo, ecclesiastico, economico, oltre quello culturale, perché in certe imprese per conseguire il convincimento del destinatario è basilare quello dei richiedenti. I reggiani.

Ora in Ghiara risplendono le belle copie dello Spada e di Palma il Giovane, nelle cappelle laterali alla Crocefissione del Guercino. Sono sovrapposte alle tele residenti che nei secoli si avvicendarono. È ormai bene accetto per motivi unicamente documentari il facsimile delle opere d’arte, cioè la loro riproduzione: è una pratica osteggiata nel nostro Paese dove ogni valore e contenuto sono assorbiti dall’originale. Il fenomeno in Ghiara conosce un’ulteriore incongruenza.

A forza di moderazione, moderazione e moderazione, non ci sono ancora gli archeologici cartellini o gli aggiornati codici QR che spiegano chi sono gli artisti, quali sono i titoli e le datazioni. E il visitatore, così, neanche saprà che le opere dello Spada e Palma il Giovane sono solenni fotografie degli originali che Modena ha ritenuto di non concedere. Ma come siamo moderati…

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