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l’omicida 

La nuova vita del 72enne nella struttura dell’Ausl fra visite e cura del verde

La nuova vita del 72enne nella struttura dell’Ausl fra visite e cura del verde

Venti persone hanno voluto portargli conforto Ha avuto seri problemi di salute ma ora sta meglio

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REGGIO EMILIA. Dai primi giorni del 2018 Franco Govi vive – agli arresti domiciliari – in una struttura protetta dell’Ausl di Reggio Emilia.

Da allora riceve costantemente visite di amici e conoscenti, sono almeno una ventina le persone che hanno chiesto ed ottenuto di poterlo andare a trovare: «Una dimostrazione di affetto sincera e che raramente si riscontra verso persone coinvolte in gravi reati come questo. Anzi – rimarcano i difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari – è il primo caso che constatiamo a Reggio Emilia. Un professore di liceo è andato a trovarlo più volte, lo vuole aiutare. Govi è un depresso cronico, con alti e bassi, comunque una persona mite che ha perso il controllo senza rendersi conto di quello che stesse facendo».

Nella struttura protetta ha ripreso la vita di sempre: cura il verde, si rende disponibile.

Ora sta meglio, ma deve tenere sotto controllo i seri problemi di salute con cui ha dovuto fare i conti.

A Canali si occupava della pulizia del parcheggio e del cortile, tagliava l’erba e potava le piante, insomma di tutti quei lavoretti che, ogni giorno, erano necessari in nel condominio dove con la sorella risiedeva da tempo.

Poi quel Natale che due anni fa si macchiò di sangue.

«Mi stavo facendo la barba la mattina di Natale, mentre lei puliva il bagno, una sua ossessione le pulizie. Abbiamo avuto una discussione, c’è stata una colluttazione, siamo caduti a terra entrambi. Le sono caduto sopra e l’ho strangolata».

È il crudo racconto da cui Govi non si è mai discostato, nemmeno ieri davanti al gup Luca Ramponi nell’udienza-chiave che ha portato alla sentenza di primo grado.

«Mandate un’ambulanza e un carro funebre in via Bologna. Ho ammazzato mia sorella».

Lì, nell’appartamento al terzo piano di via Bologna 10, una delle quattro palazzine che compongono il condominio che si trova a poche centinaia di metri dalla chiesa di Canali, Franco Govi – proprietario dell’appartamento – aveva poi atteso l’arrivo della polizia e del personale medico dell’ospedale Santa Maria Nuova. Era seduto su una sedia, apparentemente tranquillo, a pochi metri dal corpo senza vita della sorella Franca, 61 anni, che aveva ucciso nel giorno di Natale, poco prima di mezzogiorno, dopo quella che lo stesso assassino aveva definito l’ennesima lite domestica tra loro. Epilogo terribile, di una convivenza decisamente difficile da 17 anni. —

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