«Riteniamo che Govi sia seminfermo di mente La pena gli va ridotta»
REGGIO EMILIA. Il processo è finito da poco e all’uscita dall’aula – incontrando i cronisti – gli avvocati difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari si dimostrano non molto soddisfatti per l’esito e subito annunciano che impugneranno la sentenza, una volta conosciute le motivazioni.
«Andremo in Appello – spiega l’avvocato Fornaciari – perché riteniamo di avere ancora da giocare una carta, cioè la seminfermità mentale del nostro assistito. Ne abbiamo parlato a lungo nelle nostre arringhe, ne siamo pienamente convinti che i problemi psichiatrici siano evidenti. Per Franco Govi dodici anni di reclusione sono come un ergastolo. Vogliamo – conclude – che in secondo grado la condanna gli venga ridotta ed ottenere un ulteriore sconto di pena».
In aula l’imputato come ha vissuto l’udienza decisiva? «Era tranquillo – si sofferma sul lato umano della vicenda giudiziaria l’altro difensore, cioè il legale Vaccari – e alla lettura della sentenza non ha avuto particolari reazioni. In linea con il comportamento che sta tenendo da quando è nella struttura protetta che lo ospita, agli arresti domiciliari, ormai da tempo. Si comporta bene, si occupa lui della manutenzione del verde che adorna la struttura, riceve visite, si cura per i problemi di salute con cui ha avuto a che fare».
Sino ai primi di gennaio 2018 l’omicida era rimasto in carcere perché ritenuto sostanzialmente lucido di mente, poi il gip Giovanni Ghini, partendo da un provato disagio psichico di Govi (verificato dall’Ausl) e dalla valutazione di una connessa capacità di autodisciplinarsi, aveva ritenuto adeguati gli arresti domiciliari nel luogo di cura prospettato dalla difesa. Da lì non si è più mosso. —
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