Gazzetta di Reggio

Reggio

l’ex monte di pietà 

Antica sede del Comune e primo teatro cittadino

L.S.

L’attuale edificio è una versione rimaneggiata rispetto alla costruzione del XII secolo Ecco tutte le funzioni  che ha svolto nei secoli

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REGGIO EMILIA. Il palazzo del Monte di Pietà ci appare oggi molto rimaneggiato rispetto alla primitiva costruzione, che risale al XII secolo. Era il 1188 quando in quell'area fu edificato il primo palazzo del Comune, sede del Podestà. Vi era annesso un arengario, sul fronte della piazza del Duomo. Al piano terra ospitava due botteghe artigiane.

Nel 1216 fu eretta la torre che lo sovrasta, alla cui base si trovava la Camera degli atti, cioè l’archivio del Comune. Nel 1226, al culmine delle lotte fra Guelfi e Ghibellini, il palazzo fu incendiato. Nel 1276 venne ampliato. Da allora fu conosciuto come il “Palazzo Nuovo” del Comune, che vi allestì una Sala della Ragione per l'amministrazione della Giustizia. Con gli statuti imposti dai Guelfi vincitori venne introdotta in città la nuova magistratura del Capitano del Popolo, che si insediò nel palazzo a fianco che porta il suo nome.

I due edifici furono collegati da due cavalcavia e da allora ebbero per diversi secoli funzioni sovrapposte o integrate.

Nel decennio 1280–90 si accesero i conflitti tra le consorterie dei nobili e dei popolani. Così il libero Comune tramontava e si apriva la strada alle signorie dei Gonzaga, dei Visconti e infine degli Este. Il Palazzo aveva una torre era merlata.

Vi si tenevano le riunioni dei diciotto saggi ed era l’alloggio del custode che faceva suonare la campana per dare avvisi e, in caso di incendio, per richiamare i “brentatori”. C’erano le carceri e la sala della tortura. Alla fine del Trecento vi comparve, tra i primi in Italia, l’orologio montato sulla torre.

Nel Quattrocento la sede del Comune fu trasferita nel palazzo che ancor oggi lo ospita. La vecchia sede, che dal 1494 ospitò il Monte di Pietà, divenne un contenitore adibito a molteplici usi, tra cui il “gioco del ballone” e una scuola di pittura. Tra il Cinquecento e il Settecento fu il cuore della vita teatrale cittadina.

Il teatro ligneo occupava buona parte dello spazio interno. Nel 1568 vi fu rappresentata la tragedia Alidoro in occasione della visita della duchessa Barbara d’Austria, figlia dell’imperatore Ferdinando e moglie di Alfonso II d’Este. Ne era autore il reggiano Gabriele Bombasi, letterato e collezionista d'arte che fu poi al servizio dei Farnese prima a Parma e poi a Roma, dove morì. Nel 1624 gli architetti Antonio Affarosi e Gaspare Vigarani vi progettarono un palcoscenico stabile facendone il Teatro della Comunità con quattro ordini di palchi e una capienza di 800 persone.

Nel 1740 un incendio lo distrusse completamente e l'attività fu spostata nel Teatro di Cittadella, nel luogo in cui fu poi edificato l'Ariosto. —

L.S.

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