Dopo il salvataggio e il suo restauro la Madonna torna a splendere
Ieri la cerimonia nella sala affrescata della prefettura L’architetto Costa: «Vi auguro che ve la possiate godere»
REGGIO EMILIA. È bellissima la Madonna ritrovata che da ieri mattina già tanti reggiani hanno potuto ammirare nell’ex Palazzo ducale di corso Garibaldi, oggi sede della Prefettura. «Vi auguro che ve la godiate così come ce la siamo goduta noi», ha detto l’architetto Maria Cristina Costa, che ha coordinato i restauri, raccontando quasi commossa mesi di lavoro «su questo dipinto su gesso particolarmente delicato. Siamo partiti da una crosta nera, con attenzione e cura abbiamo iniziato a ripulirlo, emozionandoci e affezionandoci sempre più a questo bellissimo dipinto in cui trapela tutto lo spirito espresso da Lelio Orsi nel suo stupendo colloquio sacro tra madre e figlio», ha detto. Se sull’attribuzione dell’opera gli esperti non si sono ancora espressi «certamente la committenza era importante e, dunque, importante potrebbe essere anche l’artista», ha aggiunto l’architetto Costa.
Grazie al restauro finanziato dalla Provincia e realizzato dal pool coordinato dall’architetto Costa formato da Andrea Cremaschi, Andrea Onsi e, per la parte edile, dall’impresa Franchini, Reggio ha riscoperto un piccolo gioiello del Seicento. E lo ha fatto, come ha sottolineato il presidente della Provincia Giorgio Zanni, inaugurando insieme al prefetto Maria Forte la Sala affrescata, «proprio nel momento simbolico migliore per la provincia e la città di Reggio, questa sagra che celebra un luogo di culto così caro ai i reggiani, oltretutto in occasione del 400esimo anniversario della traslazione dell’Immagine miracolosa e dell’apertura della Basilica».
Presenti all’inaugurazione il vescovo Massimo Camisasca e il sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia, Giammaria Manghi, di cui il presidente Zanni e il prefetto Forte hanno ricordato il ruolo fondamentale ricoperto in veste di allora presidente della Provincia nel reperire i fondi necessari al restauro.
«Eppure questo magnifico Paese in cui basta grattare un muro per far saltar fuori un affresco o scavare in terra per trovare una moneta antica o tracce di insediamento, può primeggiare nell’era della globalizzazione certo non nell’economia, ma proprio grazie ai nostri beni culturali, dagli archivi alle biblioteche, dalle architetture ai centri storici nei quali si invera la memoria», ha sottolineato anche l’architetto Costa.
Pari a 50 mila euro le risorse stanziate dalla Provincia, ha spiegato Zanni, «destinando, con una scelta anche coraggiosa, parte dei fondi per la manutenzione del patrimonio immobiliare, in un momento non semplice per l’ente, nella consapevolezza dell’importanza degli investimenti a favore della storia e della cultura del nostro territorio».
Il dipinto è situato al piano terreno del corpo centrale del Palazzo del Governo (ex Palazzo ducale) di Reggio, di proprietà della Provincia. Il locale che lo ospita è accessibile dal cortile d’onore porticato – dalla forte impronta barocca – progettato dall’architetto Pietro Armani nel 1786. Per lunghi anni questa stanza è stata adibita dalla Prefettura a deposito, ignorando la presenza dell’immagine sacra sino ai lavori di restauro e recupero del Palazzo condotti dall’architetto Costa tra il 2003 e il 2010. Rimuovendo le scaffalature che ingombravano il locale è emerso il dipinto, fortemente compromesso.
La prima fase di scopertura ha fatto emergere un’inaspettata e ricca scenografia pittorica, di epoca successiva, attorno all’immagine, nonché una cornice dal sapore tardo cinquecentesco, col suo architrave dalla falsa prospettiva ed i festoni laterali. Sulla cornice spicca in basso la data MDCLI e in alto una scritta Quem Genuit Adoravit – come nell’immagine originale – a cui è collegato uno stemma nobiliare, purtroppo illeggibile. —
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