Gazzetta di Reggio

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il buco di bilancio 

Ecco come gli eletti provano a risanare i conti in rosso del Pd

Evaristo Sparvieri
Ecco come gli eletti provano a risanare i conti in rosso del Pd

Le quote di amministratori e parlamentari per il rientro Incognita sul futuro per la riduzione di deputati e senatori  

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Le erogazioni del 2 per mille vengono considerate incerte. Anche perché la loro disponibilità nelle federazioni territoriali è di fatto decisa dal partito nazionale che, sebbene abbia optato per un incremento del 50% ai territori, non fornisce alcuna garanzia di entrata. E così, di fronte alle difficoltà manifestate anche dai circoli – chiamati comunque a dare il via a una sottoscrizione straordinaria da 150mila euro – la strada per il risanamento del disavanzo in bilancio da circa 33.947 euro registrato dal Pd provinciale, originato in parte dal buco di FestaReggio, passa necessariamente attraverso i soli tre elementi considerati certi: le tessere, il contributo dei parlamentari e il contributo degli amministratori. E se i ricavi delle prime sono ormai in netto calo (erano 260.110 euro nel 2012, sono diventati appena 90.315 euro nel 2018, con una previsione di un’ulteriore riduzione del 5% nel 2019), è proprio agli eletti che ora si chiede di portare fieno in cascina, con l’obiettivo di risollevare quella difficile situazione economica sulla quale il collegio dei sindaci ha acceso i riflettori, parlando apertamente di «incertezza significativa sulla continuità operativa del partito democratico Unione di Reggio Emilia» e invitando gli stessi organi del Pd ad attivarsi «senza indugio per porre in essere il piano di risanamento straordinario» individuato dal tesoriere dimissionario, Maino Marchi.

È quanto possibile individuare fra le carte del bilancio dem, approvato mercoledì in direzione provinciale. Per il 2019, in preventivo, si stima da parte di eletti e nominati un ricavo pari a 110.200 euro, in costante aumento rispetto ai 101.568 euro del consuntivo 2018: una cifra, quest’ultima, che segna finora l’apice dei contributi da parte degli eletti, che nel 2012 erano pari a 43.154 euro, passando ai 73.188 del 2013, ai 67.117 del 2014, agli 89.760 del 2015, agli 88.282 euro del 2016 e agli 88.803 del 2017. Nella voce contributi eletti, si mette in conto per il 2019 anche un arretrato di 20mila euro per i mancati versamenti degli amministratori nel 2018, con l’ipotesi di riuscire a racimolare per l’anno in corso 9mila euro dagli amministratori comunali, 40mila dagli amministratori della provincia e 61.200 dagli eletti in parlamento.

Contribuzioni che, più in generale, in base alla cosiddetta legge “Spazzacorrotti” devono inoltre essere rese pubbliche. Ed è per questo che, sul sito del Pd reggiano, sono stati messi online tutti gli importi ricevuti dal 31 gennaio scorso (data in cui è entrata in vigore la legge) fino alla fine di agosto.

Un elenco di 55 contributi, divisi per ciascun mese, a cominciare dai 612,15 euro elargiti dall’ex sindaco di Montecchio, Paolo Colli, passando per i parlamentari e per altri amministratori reggiani, per un totale di circa 76mila euro. Sette finora le erogazioni del capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, ciascuna di 1.200 euro, per un totale di 8.400 euro. Otto, invece, quelle della senatrice Vanna Iori: sette da 800 euro e una da mille euro. Il totale? Seimila e 600 euro. Otto anche le erogazioni della deputata Antonella Incerti, sette da 1.500 euro più una da 3.400 euro, per un totale di 13.900 euro, mentre quattro quelle dell’altro parlamentare reggiano, Andrea Rossi: 3.400 euro a marzo, 3.000 ad aprile, 2.500 a giugno e 2.000 ad agosto, per un totale di 10.900 euro. Fra gli importi, anche 14.600 euro del tesoriere Maino Marchi. Voci che tuttavia potrebbero essere destinate a ridursi in futuro, dal momento che la stessa ipotesi di risanamento mette in conto la possibilità di una riduzione dei parlamentari o delle loro indennità. —



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