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L’impegno per finire tutti i lavori in occasione di San Prospero

L.S.
L’impegno per finire tutti i lavori in occasione di San Prospero

Parla l’architetto Ivan Sacchetti, direttore degli interventi  «La manutenzione delle facciate per ripristinare le cromie» 

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La recente rimozione delle impalcature ha restituito ai reggiani la visione della torre del Monte di Pietà nella nitidezza dei colori del passato, non ancora sbiaditi dalle intemperie e dallo smog degli ultimi decenni. Tuttavia le operazioni di restauro, che comprendono le facciate del palazzo su cui essa affonda il basamento, non sono ancora terminate. Hanno avuto inizio nello scorso mese di novembre, sono state sospese nelle settimane in cui il gelo invernale minacciava di compromettere la tenuta della calce e sono riprese tra febbraio e marzo, nella speranza di portarle a termine entro il 24 novembre, quando la festa di San Prospero, patrono della città, attira nel cuore del centro storico migliaia di persone.

L’ultimo restauro era stato compiuto dagli architetti Afra e Tobia Scarpa nei primi anni Ottanta, quando il piano terra e l'ammezzato del palazzo erano ancora utilizzati dalla Cassa di Risparmio. Gli interni erano stati ridisegnati secondo le esigenze di una sede bancaria nel rispetto degli elementi storici della struttura, peraltro ripetutamente rimaneggiata nel corso dei secoli.

Le superfici esterne erano state ritinteggiate. Poi la banca era stata trasferita nel palazzo Pratonieri, in via Toschi. I suoi locali sono attualmente affittati a due esercizi commerciali, mentre il piano nobile rimane occupato dalla Fondazione Manodori, proprietaria dell'intero palazzo. L’attuale intervento è progettato e diretto dall’architetto Ivan Sacchetti, che riferisce: «Una volta concluso il restauro degli interni il presidente della Fondazione, Gianni Borghi, ha posto all’ordine del giorno la manutenzione delle facciate allo scopo di ripristinarne le cromie. Una volta ricevuto l'incarico abbiamo intavolato lunghe discussioni con la Soprintendenza, che voleva disporre una pulizia generale mantenendo i colori precedenti, mentre a nostro avviso il precedente restauro aveva impiegato un marmorino estraneo alla tradizione reggiana. Alla fine abbiamo usato per il bugnato una tinta più chiara simile a quella della nostra arenaria e ripristinato il rosato di Scarpa che fa risaltare gli elementi architettonici. La torre ha assunto le vecchie cromie di un austero marrone scuro». —

L.S.

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