Nelle lancette della torre campanaria gli ingranaggi della storia reggiana
Dall’opera di Giovanni Paolo Ranieri, a cavallo fra ’400 e ’500, fino alla versione ottocentesca, più moderna e puntuale
REGGIO EMILIA. La torre del Monte di Pietà meriterebbe di essere magnificata anche soltanto per la meraviglia di cui rimangono gli automi conservati ai Musei civici: l’orologio meccanico costruito da Giovanni Paolo Ranieri, che poi collaborò con il figlio Giovanni Carlo per realizzare quello ancor più stupefacente che ancor oggi si ammira a Venezia in piazza San Marco. Gli artefici, che fecero della nostra città una prestigiosa fucina dell’orologeria rinascimentale, appartenevano a una dinastia di orologiai originaria di Parma.
IL PROGETTO
Tra Quattrocento e Cinquecento i Ranieri realizzarono in diverse città italiane alcuni tra i più complessi e celebri orologi astronomici con figure semoventi. Nel 1481 Giovanni Paolo Ranieri si offrì di costruire un nuovo orologio, esplicitamente ispirato a quello del palazzo pubblico di Bologna, per la torre comunale della nostra città, in sostituzione di quello non più funzionante realizzato nel 1416 dal parmigiano Rolando Rogolli (ma vi era già un orologio almeno dal 1385). Ottenne la stipula di un contratto, in base al quale Giovanni Paolo, detto “Zampaolo de Horologiis”, doveva realizzare a proprie spese un marchingegno che non si limitasse a segnare le ore, ma fosse capace di mostrare le fasi della luna (nascente, crescente e calante) e di azionare un complesso sistema di automi. Ad ogni ora tre figure semoventi raffiguranti i Re Magi dovevano uscire da una porta sulla facciata della torre e inchinarsi di fronte a una statua della Madonna col Bambino, per poi rientrare da un’altra apertura. L’uscita dei Magi era annunciata da un angelo tubicine (suonatore di tuba), mentre le ore erano battute su una campana dal martello di un’effigie statuaria di un uomo colossale. Un martello più piccolo sarebbe servito per segnare «condemnationes et consilium Dominorum Antianorum» (le condanne e le deliberazioni degli anziani).
diritti E COSTI
Giovanni Paolo ebbe il diritto di riutilizzare le parti del vecchio orologio, mentre la comunità si accollò l’onere dei lavori strutturali interpellando numerose maestranze. Durante il periodo di costruzione l’orologiaio ricevette 40 soldi al mese e nel 1483, a lavoro terminato, assieme ai propri figli divenne regolatore del meccanismo, percependo una paga di 4 lire mensili. In quell’epoca, infatti, gli orologi erano molto imprecisi e ogni giorno dovevano essere rimessi a punto con l’ora segnata dalla meridiana. Con due successivi decreti estensi fu concessa a Giovanni Paolo e ai suoi eredi l’esenzione dalle gabelle per tutti i suoi beni presenti e futuri sul territorio reggiano.
LA REALIZZAZIONE
Giovanni Paolo e i figli realizzarono anche l'orologio di Modena e rinnovarono quello di Parma, che però non durarono a lungo. Toccò al figlio Giovanni Carlo l’incarico più importante. Il 21 ottobre 1493 la Repubblica di Venezia gli commissionò un orologio «da esser posto sopra la piaza de San Marcho». L’accordo fu stipulato prima che fosse edificata la torre destinata a ospitarlo, la quale fu avviata alla fine del 1495, quando il meccanismo e i suoi decori erano in lavorazione e quasi ultimati a Reggio.
LA CONSEGNA
L’opera, che fu consegnata l’anno dopo, reca la firma di Giovanni Carlo Ranieri e del padre. Fu inaugurata il 1° febbraio 1499. Aveva le stesse caratteristiche dell'orologio reggiano con aggiunte e migliorie. L’angelo tubicine suonava per mezzo di un mantice. C’erano due colossi batticampana, oggi celebri col nome di Mori, e due quadranti anzichè uno solo. Nonostante l’insediamento a Venezia i Ranieri non abbandonarono Reggio, dove il duca Alfonso I confermò loro l'esenzione perpetua dalle gabelle. Quindi ottennero anche la licenza di aprire “uno hospitio ovvero hosteria” con esenzione di dazi fuori porta Santo Stefano.
IL RESTAURO
Nel 1507 Giovanni Carlo si occupò del restauro dell’orologio reggiano, che si era guastato. L’orologiaio vi apportò delle modifiche, come il moto del sole e della luna nello zodiaco, che lo trasformarono in orologio astronomico, in accordo con le innovazioni introdotte dall’opera veneziana. Giovanni Carlo morì a Venezia nel 1517. I suoi fratelli si occuparono della manutenzione dell'orologio reggiano e provvidero al suo rifacimento a partire dal 1536, mentre erano impegnati a Ferrara nella costruzione dell'orologio che scomparve alcuni anni dopo per il crollo della torre di Rigobello su cui era montato. Nel corso del Cinquecento i Ranieri realizzarono due orologi a Macerata e uno a Corridonia. Quello di Reggio sopravvisse fino al 1846, quando fu dismesso e sostituito con uno nuovo, più moderno e più puntuale. —
L.S.
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