«Ci sono 233 parrocchie senza preti residenti Ecco perché affideremo alcune chiese ai laici»
Monsignor Nicelli, vicario generale, dopo la proposta lanciata da Camisasca a diaconi e consacrati: «Progetto ancora in fase embrionale»
focus
Evaristo Sparvieri
«Nelle 61 unità pastorali della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla sono presenti 314 parrocchie (diventano 316 con le due parrocchie ospedaliere presenti in città). Su 314 parrocchie, 233 non hanno più un parroco residente. Infatti nella nostra diocesi i parroci, ovvero i responsabili e i rappresentanti legali delle 314 parrocchie, sono in totale 81. A regime, dovremmo avere un parroco moderatore per ognuna delle 61 unità pastorali».
Stando esclusivamente ai numeri, ognuno degli 81 parroci reggiani ha una media di quattro parrocchie da gestire. Ma, spiega Nicelli, il calcolo non è così semplice né così automatico, dovendo rapportare la situazione anche alla conformazione territoriale e anagrafica della diocesi.
È a partire da questi numeri che monsignor Alberto Nicelli, vicario generale della Curia reggiana, illustra la proposta lanciata dal vescovo, Massimo Camisasca, di affidare a diaconi, persone consacrate e a laici la cura di parrocchie rimaste senza parroci residenti: una proposta annunciata nell’omelia del Pontificale nella solennità della Natività della Beata Vergine Maria, con la quale domenica è stato inaugurato l’anno pastorale in occasione della solenne messa celebrata nella Basilica della Ghiara, giornata clou della Giareda e tra gli eventi principali del Giubileo.
IL SOGNO
«Un sogno». Così Camisasca ha definito la proposta, nata per far fronte alla crisi di vocazioni e al parallelo invecchiamento anagrafico dei sacerdoti, nell’ambito di un più vasto progetto di riorganizzazione dell’intera diocesi: un progetto destinato a impegnare gli organismi diocesani di qui fino al settembre prossimo, durante l’intero anno pastorale, secondo un proposito che ha preso sempre più corpo nella prima parte della visita pastorale di Camisasca, che ora riprenderà dopo la pausa estiva. Il vescovo, finora, ha incontrato 39 delle 61 unità in cui è divisa la diocesi. «Siamo ancora in una fase embrionale del progetto – spiega monsignor Nicelli – ma il vescovo ha chiesto agli organismi diocesani di cominciare ad attivarsi. Ci vorrà del tempo per attuare la proposta, che in realtà non è una novità assoluta, visto che anche in altre diocesi vi sono state proposte simili, penso ad esempio alla diocesi di Gorizia dove già da 35 anni sono nati i “referenti parrocchiali”. Visitando le comunità, il vescovo si è accorto che ci sono comunità vive, ma che non avendo un parroco residente soffrono la mancanza di un punto di riferimento. L’appello del Vescovo ad accogliere questa richiesta da parte di Diaconi, consacrati e laici dovrà necessariamente passare attraverso un percorso formativo, un discernimento e un mandato ecclesiale. È comunque fondamentale ciò che ha affermato in modo chiaro il vescovo sottolineando, che queste figure non dovranno concepirsi come dei “piccoli preti”, dato che dovranno avere come punto di riferimento per la loro azione il parroco moderatore».
I NUMERI
Attualmente, nel servizio pastorale delle 314 parrocchie sono impiegati 191 sacerdoti (dei 248 presenti o appartenenti alla Diocesi) e 118 Diaconi permanenti (sui 123 presenti in diocesi). Dei 191 sacerdoti, come già detto 81 sono parroci, 18 vicari parrocchiali, 77 collaboratori pastorali (57 dei quali hanno superato i 70 anni) e 15 aiuti festivi. I rimanenti (57) sono impegnati in altri servizi diocesani, come il rettore del seminario, nelle Missioni diocesane (9), in ministero Extra diocesano (14); 24 sono a riposo per l’età o perché ammalati.
INVECCHIAMENTO
Una classe sacerdotale caratterizzata sempre più da un’elevata età media, che nella gestione delle parrocchie si accompagna alla sempre maggiore crisi delle vocazioni: «Su 191 presbiteri in servizio pastorale, 83 hanno superato i settant’anni. Con i numeri e con le conseguenti prospettive, si comprende in maniera chiarissima la proposta del vescovo», sottolinea ancora Monsignor Nicelli. Aggiungendo come queste figure, referenti delle comunità dovranno occuparsi di animare il servizio nella comunità ad esempio per l’apertura e la chiusura delle chiese, la custodia degli immobili e dei beni di quella determinata parrocchia, coordinare le attività della catechesi, predisporre quanto necessario per la liturgia dominicale, per l’animazione di attività caritative.
IN MONTAGNA
«Nella zona della montagna – aggiunge Nicelli – dalla prima montagna fino al crinale, abbiamo 16 parroci, 12 collaboratori e cinque diaconi per la cura pastorale di 97 parrocchie, molte di esse con un numero limitato di persone, che richiedono spostamenti gravosi».
È proprio la montagna a rappresentare in maniera esemplare l’utilità della proposta di Camisasca. «Come fanno questi preti ad arrivare dappertutto? – chiede Nicelli – un tentativo di risposta a questa domanda sta proprio nella proposta del nostro vescovo».
IN VAL D’ENZA
Uno scenario simile a quello della montagna, in realtà, si può incontrare anche negli altri vicariati della diocesi. Nel Vicariato della Val d’Enza, ad esempio, vi è una Unità pastorale che comprende 14 Parrocchie appartenenti ai comuni di San Polo d’Enza e Canossa rette da un solo parroco con tre collaboratori; un territorio vastissimo, che inizia a Barcaccia di San Polo e finisce a Monchio delle Olle.
SOPPRESSIONE
A conclusione della Celebrazione il vescovo ha chiesto agli organismi diocesani preposti di affrontare il tema della soppressione di enti parrocchiali. Infatti nel progetto di riordino delle diocesi monsignor Camisasca auspica che si proceda, dopo opportuna riflessione e coinvolgimento delle comunità, alla soppressione canonica di alcune parrocchie, sul modello di quanto avviene nelle diocesi vicine.
«La soppressione canonica così come intesa dal vescovo si riferisce ad un passaggio formale per alleggerire il pesantissimo compito dei parroci moderatori dal punto di vista burocratico e amministrativo. Quindi – afferma infine Nicelli – il vescovo ha chiarito che soppressione canonica di una parrocchia non significa soppressione della identità e della vita di una comunità». —
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