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Iren verso il gotha dell’energia pronti 700 milioni per Sorgenia

Enrico Lorenzo Tidona

L’ex municipalizzata entra nella short list per acquisire centrali e 270mila clienti L’ad Bianco: «Vogliamo un ruolo da protagonista nella transizione energetica»

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Sorgenia è sul mercato da qualche mese e per comprarla servono circa 700 milioni di euro. Ma se le valutazioni sulla società che ha alcune tra le più recenti centrali elettriche in Italia ballano, l’interesse di Iren è stabile e reale. Del resto, come ribadito dall’ad Massimiliano Bianco, «Iren vuole giocare un ruolo da protagonista nella transizione energetica». Il top manager dell’ex municipalizzata di Reggio Emilia, Torino e Genova lo ha ufficializzato a Cernobbio, sulle rive del lago di Como, dove si è ritrovato pochi giorni fa il gotha dell’economia, dell’industria e della finanza italiana, riunito da The European House-Ambrosetti. Cornice di prestigio e crocevia di salotti e interessi, nel quale Iren vuole quindi assicurarsi un posto al tavolo delle grandi trattative del settore energetico italiano. Se tre anni fa era impensabile un obiettivo del genere, oggi - con la società risanata, in grado di generare cassa e margini capaci di soddisfare azionisti pubblici e privati - Iren ha avuto la sua sedia. E la prima mossa di grande respiro sembra ormai prossima. «Siamo nella short list di Sorgenia e ne siamo molto contenti» ha detto Bianco, rivelando un successo anche personale. Erano infatti una ventina le società partite ad aprile per presentare un’offerta su Sorgenia. Ora ne sono rimaste quattro o cinque secondo le indiscrezioni finora raccolte. Tra queste c’è Iren, che ribadisce l’interesse per la società dell’energia, il cui acquisto comporterebbe un investimento stimato appunto 700 milioni di euro. Un boccone grande, che non sembra però indigesto. «Siamo veramente interessati al dossier perché ci farebbe fare un salto dimensionale per diventare protagonisti in Italia» ha detto l’ad della multiutility reggiana che si occupa anche di acqua e rifiuti.

Dietro, infatti, c’è un progetto industriale. A Iren interessano infatti le centrali elettriche che di Sorgenia che insieme alle sue sono tra le più efficienti sullo scacchiere nazionale perché tra le ultime ad essere realizzate. Quelle di Sorgenia sono poi molto flessibili e possono entrare in attività all’occorrenza, per riequilibrare ad esempio gli alti e bassi della produzione delle rinnovabili. Ci sono poi i 270mila clienti di Sorgenia, raccolti attraverso i canali digitali, che seppur mutevoli rispetto alle offerte sono però un pacchetto commerciale che consentirebbe un salto tecnologico anche per Iren.

La procedura ristretta di selezione avviata da Sorgenia dovrebbe concludersi a fine anno. Presto per dire quindi chi la spunterà ma il primo vero test industriale è fissato il 26 settembre, quando Iren presenterà al Park Hyatt - hotel di lusso a Milano - il nuovo piano industriale. «Sarà l’occasione per rilanciare i nostri target, a partire dagli investimenti». Bianco è poi tornato sulle tante operazioni di fusione e acquisizione realizzate in questi anni: «In cantiere ne abbiamo sempre, ne abbiamo fatte quasi 20 negli ultimi 3-4 anni e riteniamo che ne potremo fare altrettante. In questo momento l’ambizione è di poterne fare non solo di medio-piccole ma, magari, anche di più rilevanti in ragione di quello che siamo diventati».

Se andasse in porto l’operazione Sorgenia porterebbe il ramo commerciale fuori dal perimetro tradizionale di Iren essendo un operatore con clienti su scala nazionale. Parallelamente restano in primo piano altre operazioni come l’acquisizione dell’altoatesina Cva, che possiede centrali idroelettriche che fanno davvero gola, trovandosi peraltro poco distanti da Torino. Per Bianco resta «il nostro target numero uno», ha sottolineato a Cernobbio. Altra scadenza a breve - ma di grande impatto - è quella del 22 settembre per l’opzione sul rigassificatore di Livorno: il fondo australiano First State ad aprile ne ha rilevato il 48,24% dalla tedesca Uniper con una transazione che si aggira sui 400 milioni. Iren ne detiene il 49% che non è più strategico. Può decidere di tenere o vendere, ma solo se il prezzo - dicono gli esperti - valorizzerà anche il ritorno in equilibrio dei conti. —



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