Borgonzoni, venga in paese (ma indossi quella t-shirt)
Il Comune di Bibbiano ha rinviato al chissà quando la raffica di querele nei confronti di chi – da oltre due mesi – bombarda la sua reputazione. L’amministrazione municipale dopo aver messo a bilancio una voce dedicata alle spese legali individuerà un avvocato, e poi comincerà un’azione strutturata per tutelare il paese e i suoi abitanti dalla campagna infamante.
Campagna infamante e crescente. Invece di reagire colpendo a caldo – e anche platealmente – i maggiori detrattori, gli allora due vicepremier, ministri, capipartito, la Giunta ha deciso di attendere. Fra lunedì e ieri il possibile combattimento fra Bibbiano e i diffamatori è diventato impossibile. I politici raffinati (che sono rarissimi) direbbero che il caso si è “parlamentarizzato”. Cioè il “Parlateci di Bibbiano” è diventato un grido di guerra dirompente nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Emicicli nei confronti dei quali il luogo di nascita del Parmigiano Reggiano nulla potrà. Le eventuali querele rimbalzeranno sull’immunità.
Rimbalzeranno anche sul capriolamento di alleanze. Perché Salvini, forgiatore del “Parlateci di Bibbiano” è sorprendentemente finito all’opposizione dura. Perché Di Maio, marchiatore del “partito di Bibbiano” si è coniugato con lo stesso. Caos. E il Pd resterà sempre e comunque vulnerabile fin quando l’inchiesta, quella vera, giudiziaria, non si esaurirà, e ci sarà un processo.
La carta che ora ha da giocare Bibbiano è quella dell’immediato invito a Lucia Borgonzoni di far visita al paese. La senatrice, ex sottosegretaria ai Beni Culturali, ieri s’è mostrata in aula in t-shirt con stampigliata la solita formula. Lei, già benedetta da Salvini quale aspirante presidente della Regione Emilia Romagna, è candidata a rappresentare i cittadini del paese reggiano. A salvaguardarli. Bibbiano non è un verbo, non è la prima persona plurale del tempo presente, ma una comunità, anch’essa presente. Invitate la Borgonzoni , ma che indossi la maglietta. —
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