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CASTELNOVO SOTTO 

Suocera e nuora condannate per furto in una abitazione

T.S.
Suocera e nuora condannate per furto in una abitazione

La prima è entrata in casa di  un operaio e gli ha rubato i soldi dal portafoglio (3 anni e 4  mesi), mentre la seconda faceva da palo (20 mesi)

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CASTELNOVO SOTTO. Entrambe condannate – ieri in tribunale a Reggio Emilia – le due donne di Campegine (la casalinga 55enne Marilena Torre e sua nuora Glenda Bernardoni di vent’anni più giovane).

Il gup Luca Ramponi le ritiene responsabili del furto avvenuto il 16 giugno 2018 nell’abitazione di un operaio 54enne. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’operaio era stato derubato mentre era affaccendato in lavanderia. La porta, però, era aperta: mentre la nuora copriva la suocera facendo da palo fuori in macchina, quest’ultima si intrufolava nell’abitazione. Ma aveva avuto solo il tempo di arraffare 150 euro dal portafoglio della vittima. Il derubato aveva visto la ladra nel corridoio e poi si era appuntato il numero di targa quando aveva visto le due donne fuggire in auto. In caserma poi riconosceva la Bernardoni (capitata dai carabinieri per altri motivi) e la Torre attraverso una serie di fotografie mostrategli dai militari. Sul numero di targa si era sbagliato di un solo numero ed errato il modello della macchina(aveva indicato un’Alfa Romeo blu, in realtà era una Fiat Bravo), mentre era stato preciso sul fatto che negli pneumatici si notavano le pinze rosse dei freni. Con quelle indicazioni i carabinieri erano comunque arrivati ad individuare l’auto della 35enne che era stata segnalata nel contesto di altri furti. Ieri le due donne(ai domiciliari da aprile) sono state processate con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo. Attraverso l’avvocato difensore Noris Bucchi, la Bernardoni ha presentato una dichiarazione scritta in cui ha ammesso d’aver partecipato al furto, senza però specificare chi era con lei. Nessuna confessione da parte della Torre (presente in aula), il cui avvocato difensore Enrico Della Capanna ha chiesto l’assoluzione perché non provato il coinvolgimento della sua assistita al furto. Il giudice ha condannato la 55enne a 3 anni e 4 mesi di carcere (hanno pesato pure i precedenti penali), mentre la 35enne a 1 anno e 8 mesi di reclusione (concesse le attenuanti generiche per la confessione). Restano entrambe agli arresti domiciliari. —

T.S.

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