Tir e carico di tonno spariti Assolti i due accusati del furto
Il giudice Alberti non ritiene provato il loro coinvolgimento nel raid in cui, oltre al camion, scomparve una partita di merce del valore di oltre 146mila euro
SANT’ILARIO. Assolti dall’accusa di furto aggravato e simulazione di reato per una vicenda che risale al 2 marzo 2012.
L’ha deciso – ieri in tribunale a Reggio Emilia – il giudice Chiara Alberti relativamente alle posizioni del casertano 39enne Michele Mastropietro (difeso dall’avvocato Costantino Diana) e al 49enne Sandro Laratta (di Castellarano, assistito dal legale modenese Marco Ferretti).
Secondo gli inquirenti, il rimorchio di un tir venne – in un deposito di Parma – riempito di una cospicua partita di scatolette di tonno (per un valore complessivo di oltre 146mila euro), ma il camionista – fermatosi a cenare in un ristorante di Anzola (Bologna) – all’uscita dal locale non trovò più nel parcheggio nè il tir e nemmeno quanto trasportava, da qui la denuncia presentata nella locale stazione dell’Arma. Ma dietro a questa storia vi sarebbe una sosta del tir – che non figura in denuncia – e che sarebbe avvenuta a Sant’Ilario. Un furto pianificato – proprio a Sant’Ilario, così indica chi ha indagato – che causò un danno non indifferente all’azienda proprietaria della merce. Il camionista non è alla sbarra in questo processo, perché ha già patteggiato. E per chi ha svolto quest’indagine, Laratta e Mastropietro offrirono duemila euro proprio al camionista per inscenare il furto. Dello stesso parere il responsabile-sicurezza dell’azienda proprietaria del rimorchio in cui erano contenute tutte le scatolette di tonno. Ha parlato nella precedente udienza di anomalie riscontrate quel giorno nel tracciato del trasporto (sul mezzo era collocato un gps ), cioè una sosta non giustificabile per un viaggio da Parma sino ad Anzola. Una ricostruzione contestata dai due difensori, che inoltre ritengono normale, da Parma, un tragitto che passi da Sant’Ilario per puntare poi verso Anzola. Insomma, per le difese non c’è prova del coinvolgimento dei loro due assistiti nel fatto. E dello stesso parere è stato il giudice Alberti. A fine udienza Laratta si sfoga con il cronista: «Siamo estranei a questa vicenda, ci siamo finiti dentro perché accusati ingiustamente dall’autista del tir. Ma ne siamo usciti fuori». —
T.S.
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