Estremismo nero I legami di Bellini «Delle Chiaie? Mai conosciuto»
Fra le carte dei processi i rapporti della Primula Nera con Avanguardia nazionale e il suo leader morto lunedì
«Avanguardia Nazionale è stata fondata dal cosiddetto “er caccola”, da... adesso il nome mi sfugge... Da Stefano Delle Chiaie, sì, Stefano Delle Chiaie. Mai visto e mai conosciuto». È il marzo 2014. E il killer reggiano Paolo Bellini, diventato prima testimone e poi collaboratore di giustizia, è ascoltato come testimone nell’ambito del cosiddetto processo sulla presunta seconda trattativa tra Stato e Mafia delle opere d’arte, parallela a quella Mori-Ciancimino.
È uno dei tanti passaggi giudiziari nei quali la Primula nera, da maggio scorso nuovamente indagato dalla Procura generale di Bologna nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti della strage del 2 agosto 1980 in stazione, racconta i suoi rapporti con Avanguardia nazionale, il movimento di estrema destra fondato nel 1960 e in seguito sciolto nel 1976 per effetto della legge Scelba da Stefano Delle Chiaie, 82 anni, l’ideologo dell’ultra-destra extraparlamentare morto nella notte fra lunedì e martedì a Roma, portando via con sé parte dei misteri neri dell’Italia del secolo scorso.
L’IDEOLOGO
Fino ad alcuni decenni fa, il nome di Delle Chiaie, ieri salutato con il braccio alzato da decine di camerati nella camera ardente allestita al Cto della Asl Roma 2, è stato considerato al centro di quello che è stato descritto come un network internazionale del terrore, crocevia di ferite del Paese ancora aperte, sebbene i processi a suo carico si siano conclusi senza produrre elementi evidenti della sua compromissione.
Il ritratto
Latitante per circa 17 anni all’estero, fra Spagna, Cile, Argentina, Bolivia e Venezuela, sul nome di Delle Chiaie si è indagato per il suo coinvolgimento giudiziario nella strage di piazza Fontana, che lo vide poi assolto nel 1989 «per non aver commesso il fatto», e nella stessa strage di Bologna del 1980, da cui risultò estraneo per «insufficienza di prove».
Una strage, quella del 2 agosto 1980, che provocò 85 morti e oltre 200 feriti. E per la quale lo stesso Bellini, che ha sempre proclamato la sua totale estraneità – sostenendo come alibi di trovarsi al passo del Tonale – venne assolto il 28 aprile 1992: un’assoluzione con archiviazione, sulla quale la Procura Generale di Bologna ha chiesto e ottenuto lo scorso 28 maggio dal Gip, Francesca Zavaglia, la revoca del proscioglimento, riaprendo di fatto le indagini. Il giudice ha dato agli inquirenti sei mesi di tempo per svolgere le indagini.
I RAPPORTI
Misteri d’Italia, nei quali spesso spuntano il nome di Delle Chiaie e dello stesso Bellini, sebbene quest’ultimo abbia sempre negato una conoscenza diretta del leader di Avanguardia Nazionale, formazione alla quale ha invece sempre ammesso la sua adesione. È nel contesto di Avanguardia Nazionale, ad esempio, che matura a Reggio Emilia l’omicidio di Alceste Campanile, il militante di Lotta Continua ucciso il 12 giugno 1975: un omicidio a sfondo politico rimasto irrisolto fino al 1999, quando la Primula nera venne arrestata e confessò. Una vicenda che proseguirà il 30 ottobre 2007 nella sentenza del gup Riccardo Nerucci: Bellini ha premeditato l’omicidio ma non può essere condannato perché il reato si è prescritto. L’attenuante della confessione viene considerata prevalente sull’aggravante della premeditazione.
Il 3 giugno 2009 la conferma in Appello.
Nel marzo 2014, di fronte all’autorità giudiziaria di Firenze, Bellini risponde al pm Tartaglia e ripercorre il clima politico in cui maturò quel delitto. «Io all’epoca ero in Avanguardia nazionale e Alceste Campanile era in Lotta Continua... – spiega la Primula Nera – negli anni Settanta, prima ancora, io e Alceste Campanile eravamo tutti e due nella Giovane Italia, iscritti alla Giovane Italia. Poi io, mi ricordo fui iscritto anche mi sembra al Movimento Sociale, poi ne uscì, e Alceste Campanile invece cambiò proprio completamente e passò a Lotta Continua».
LA DEPOSIZIONE
«E l’eliminazione di Alceste Campanile nasce nel contesto di Avanguardia Nazionale? Le viene dato in quel contesto l’incarico di uccidere Campanile?», chiede il magistrato.
«Sì, nasce in quel contesto. Nasce in quel contesto perché Alceste Campanile una sera insieme a un altro ragazzo avevano raggiunto le abitazioni della mia famiglia e avevano due taniche di benzina in mano, c’era stata una scaramuccia verbale, io li avevo scoperti, e avevano detto che sarebbero tornati, comunque ci avrebbero bruciati tutti. A quel punto io parlai con il responsabile di Avanguardia Nazionale dov’ero inserito io a Massa Carrara, e così fu progettato l’omicidio di Alceste Campanile».
Sempre ad Avanguardia Nazionale si deve la successiva lunga latitanza della Primula nera in Brasile, sotto il falso nome di Roberto Da Silva, grazie all’appoggio della sezione di Massa Carrara di Pietro Foroni, che gli fornì un passaporto falso per consentirgli l’espatrio: «Poi non ho avuto più niente, non ho più avuto contatti con loro – spiega Bellini nel marzo 2014 – tranne quando sono rientrato in Italia, mi ricordo passai a trovarli a Massa Carrara, appena rientrato, poi non ebbi più modo di vederli, perché io avevo cambiato identità, avevo assunto un’identità brasiliana».
PRESUNTI Contatti
Ma le carte del processo sulla trattativa parallela e le inchieste su Bologna non sono l’unico mistero d’Italia in cui compaiono i nomi di Bellini e di Delle Chiaie. E i rapporti fra l’ex militante di Avanguardia Nazionale e il suo fondatore sono stati oggetto anche dell’inchiesta “Sistemi criminali”, condotta negli anni ’90 dall’allora sostituto procuratore della Dda di Palermo, Roberto Scarpinato, impegnato nelle indagini su Capaci e via D’Amelio: un’inchiesta archiviata dalla stessa Procura di Palermo, che puntava a individuare una rete di relazioni tra politica, massoneria deviata, mafia e ’ndrangheta per destabilizzare lo Stato, con risultanze in parte confluite nella sentenza della Corte d’Assise di Firenze sulle stragi del ’93: un procedimento che vedeva indagati, tra gli altri, l’ex capo della P2 Licio Gelli, lo stesso Stefano Delle Chiaie e il capo di Cosa Nostra Totò Riina.
L’INFORMATIVA
Ed è in questo contesto che, in un’informativa della Dia, la Primula Nera viene considerata in contatto con Stefano Menicacci, esponente del Msi, parlamentare per tre legislature, avvocato proprio di Delle Chiaie nonchè animatore di movimenti federalisti confluiti poi nelle Leghe. Un rapporto che torna anche nelle carte sulla seconda trattativa, dove fra l’altro è contenuta una informativa della Dia del 7 giugno 1996, in cui è presente una «scheda biografico-criminale di Bellini», in cui si legge che la Primula Nera risultava «indagato per la “strage di Bologna” e poi prosciolto, per rapporti con Picciafuoco Sergio e con Delle Chiaie Stefano». Secondo quanto raccontò il generale, Mario Serafini, che tira in ballo i rapporti fra la Primula Nera e Picciafuoco (quest’ultimo, seppur definitivamente assolto dal delitto di partecipazione alla strage, certamente presente alla stazione di Bologna la mattina dell’attentato), «Bellini risulta aver conosciuto l’avvocato Stefano Menicacci quando il Bellini era ancora latitante e sotto il falso nome di Da Silva Roberto, almeno sin dal 1983». —
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