Il depistaggio di Elio Ciolini e l’interrogativo nella sentenza
Nel 1988 i giudici accesero i riflettori sui rapporti di un non precisato “A. Bellini” e due società collegate ai movimenti di estrema destra
REGGIO EMILIA. Il depistaggio di Ciolini e i misteri su Bellini e Delle Chiaie finiscono anche nella sentenza di primo grado dell’11 luglio 1988 sulla strage in stazione, su cui compare un punto interrogativo ancora in attesa di una risposta. È quello che si legge a fianco al nome “A. Bellini? alias Carmelo”, indicato fra i responsabili della società Promicon di Bergamo e della Odal Prima di Roma, quest’ultima storica cassaforte di Avanguardia nazionale. Nella sentenza del 1988, il nome Bellini compare quattro volte. Solo in una volta viene citato esplicitamente Paolo Bellini, in relazione a una lettera datata 11 aprile 1984 del consigliere istruttore al pubblico ministero, con uno specifico accertamento «alla posizione di Paolo Bellini». Il nome puntato, A. Bellini, ricompare invece nella medesima sentenza anche fra gli appunti dello stesso Delle Chiaie, sempre in relazione alla Promicon e alla Odal Prima. Due società descritte al centro di un giro di soldi nella ricostruzione della strage sulle rilevazioni del depistatore, Elio Ciolini. Nel 1982, quando era detenuto in Svizzera nel carcere di Champ Dollon (lo stesso da cui evaderà Licio Gelli nel 1983) Ciolini scrisse infatti ai magistrati bolognesi, sostenendo che la strage era stata commissionata dalla fantomatica loggia massonica “Montecarlo” – emanazione della P2 – ai “neri” di Stefano Delle Chiaie, eseguita dal tedesco Fiebelkorn e dal francese Danet, per coprire un’operazione finanziaria Eni-Petromin. Ed è nella ricostruzione di questa colossale operazione che compaiono anche la Promicon e la Odal Prima riferite ad A. Bellini, correlate alla storia di un ordine di bonifico da oltre cinque miliardi di lire eseguito il 5 marzo 1980 da una finanziaria svizzera «a favore di un gruppo industriale italiano». Denaro che «doveva servire a rastrellare sul mercato azioni dell’Eni e, per una parte, 575 milioni di lire, utilizzato per pagare il rappresentante di un partito politico italiano con lo scopo di non aver ostacoli da parte dei deputati del Parlamento all’operazione che si intendeva svolgere».
Quanto alla Promicron e alla Odal Prima, le società «appartengono all’organizzazione terroristica ma non si ha conoscenza se sono queste ultime che hanno coordinato i tragici eventi di Bologna».
In tutte le carte della sentenza del 1988 non viene sciolto il mistero di chi sia A. Bellini. E mai viene fatto alcun riferimento ad Aldo Bellini, padre di Paolo, nel cui albergo alla Mucciatella venne trovato il 2 agosto 1980, il procuratore capo di Bologna, Ugo Sisti, poi indagato e assolto dall’accusa di favoreggiamento della Primula Nera. Uno dei numerosi aspetti – quest’ultimo – su cui si tenterà di far luce durante il processo per concorso nell’attentato a carico dell’ex Nar, Gilberto Cavallini, accusato di essere il quarto uomo del gruppo fascista autore della strage. —
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