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Strage di Bologna, il blitz nell’abitazione di Reggio in cerca di un crocefisso

Tiziano Soresina
Strage di Bologna, il blitz nell’abitazione di Reggio in cerca di un crocefisso

Era al collo dell’uomo ripreso in stazione. Il raid in casa di chi aiutò Bellini in Brasile

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REGGIO EMILIA. Le nuove indagini della Procura generale su Paolo Bellini – riconsiderato coinvolto nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 – hanno, fra i punti di forza (se riscontrato) un fermo immagine che mostra un giovane con i capelli ricci, i baffi e le sopracciglia folte che decisamente somiglia al killer reggiano.

Fotografia tratta dal filmato amatoriale in super8, girato quel tragico giorno, da uno svizzero (Arold Polzer) di passaggio a Bologna, contenente i momenti immediatamente precedenti e successivi alla strage. Il filmato – trovato nell’Archivio di Stato di Bologna – inquadra diverse persone su quella terribile scena in stazione.

Fra i fotogrammi ingranditi è spuntato quello che ritrae una persona dalla forte somiglianza con Bellini. E il blitz del luglio scorso in una casa della periferia di Reggio Emilia, come anticipato dalla Gazzetta era proprio finalizzato alla ricerca di fotografie e documenti su Bellini risalenti a quel maledetto 1980. E in particolare gli inquirenti stanno cercando tracce di una catenina con un particolare tipo di crocefisso che è al collo dell’uomo immortalato nel fermo-immagine. Monile che non sarebbe stato trovato nell’abitazione reggiana.

Ma perché gli investigatori sono approdati proprio a casa di questa persona? Da quanto filtra si tratterebbe di una persona reggiana che avrebbe avuto a che fare con Bellini in Brasile, proprio in quel periodo (fra il 1977 e il 1981) in cui era latitante e la sua identità camuffata era quella di Roberto Da Silva. Una falsa identità che aveva permesso il tranquillo muoversi di Da Silva fra l’Italia e il Sudamerica, venendo anche ospitato in Brasile proprio da questa persona. Quindi nell’abitazione di Reggio Emilia potevano esserci fotografie relative a quel periodo brasiliano e tracce di questo crocefisso che darebbe un peso importante alla fotografia “incriminata”.

Il gip Francesca Zavaglia ha concesso sei mesi (scadranno a fine novembre) per svolgere le indagini. I magistrati sono stati inoltre autorizzati a far eseguire una perizia antropometrica per accertare se sia Bellini la persona che compare nel fermo-immagine. «Allo stato attuale, le nuove tecniche offrono la possibilità di estrarne immagini con carattere di nitidezza, possibilità di manovra e comparazione all’epoca non esistenti», scrive il gip Zavaglia nel provvedimento preso in maggio.

«Non sono io l’uomo nella foto. Non vede che ha la faccia da palestinese?». Intervistato nella trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?”, Bellini ha negato di essere lui il personaggio misterioso, e somigliante, isolato in un fotogramma del filmato amatoriale.

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