Gazzetta di Reggio

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Lo scandalo in prefettura 

Mazzette, in quattro patteggiano la pena Confiscati alla funzionaria soldi e gioielli

Tiziano Soresina
Mazzette, in quattro patteggiano la pena Confiscati alla funzionaria soldi e gioielli

Ridimensionata l’accusa nel tipo di corruzione più “soft”. I difensori: «Nessun atto illegittimo, solo accelerate le pratiche»

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La corruzione in Prefettura c’è stata, ma dalle caratteristiche più “soft” (tecnicamente “corruzione impropria”) rispetto a quelle inizialmente prospettate quando l’inchiesta è scoppiata, inoltre due imputati sono stati assolti.

Un ridimensionamento giudiziario (con pene, quindi, ben diverse come entità) di quest’indagine che ha preso corpo ieri nell’ultimo atto dell’udienza preliminare rivelatosi piuttosto breve: il pm Giacomo Forte non ha ritenuto di replicare ai difensori e dopo circa mezz’ora il gup Dario De Luca è uscito dalla camera di consiglio con la sentenza che avalla i quattro patteggiamenti (in cui il reato è ridimensionato), inoltre ha assolto “perché il fatto non costituisce reato” sia il nordafricano 55enne Arif Muhamad, sia il cinese 50enne Kerong Chen.

In aula nemmeno l’ombra degli imputati, a partire dalla 60enne Sonia Bedogni che, invece, era stata sempre presente alle udienze precedenti: da fine ottobre non è più agli arresti domiciliari e resta sospesa dalla sua attività in Prefettura come funzionaria dell’Ufficio. Ha patteggiato 2 anni di reclusione (pena sospesa) e le sono stati confiscati soldi (bloccati nei conti bancari) e gioielli nonché orologi (contenuti in una cassetta di sicurezza) per complessivi 135mila euro (per la Procura sono il frutto di anni di corruzione). La Bedogni è assistita dagli avvocati Nicola Tria e Giuseppe Benassi. «Il giudice ha recepito la linea che aveva portato a questi patteggiamenti – commenta al termine l’avvocato Tria – e che si basa su un complessivo ridimensionamento dei fatti contestati, non sono stati commessi atti contrari ai doveri d’ufficio. I fatti non hanno mai portato alla produzione di atti illegittimi, ma semmai vi sono state delle accelerazioni delle procedure». E la confisca dei beni? «Contestiamo che vi sia una sproporzione – prosegue Tria – sulle sostanze della nostra assistita rispetto al reddito, come invece prospetta la Procura. Fra l’altro di tratta di preziosi di famiglia, come abbiamo dimostrato. Comunque dobbiamo a questo punto valutare le motivazioni della sentenza (il deposito in 30 giorni, ndr) per valutare un ricorso per Cassazione». Sempre sul versante dei patteggiamenti le pene riguardano anche i fratelli pakistani Parvez, titolari di un’agenzia di pratiche per stranieri con sede legale a Reggio Emilia ma con gli uffici a Guastalla. Un anno e 10 mesi per il 29enne Irslan e un anno e 2 mesi per Umar Parvez. Per entrambi la pena è sospesa. Sono difesi dall’avvocato Lara Bigliardi. Infine ha patteggiato 10 mesi di reclusione (pena sospesa) la 48enne Amina Doulali (italiana di origini marocchine, tutelata dai legali Matteo Marchesini e Vainer Burani) che lavora in proprio, appoggiandosi sullo studio del marito Burani (risultato estraneo alla vicenda). Per l’accusa Doulali ha fatto da intermediaria privata con Bedogni in almeno tre casi. «Se ciò è stato commesso – si limita a dire il marito e difensore Burani – sicuramente è stata una leggerezza, determinata dall’ambiente che ora scopriamo si era creato». Assolto il pakistano 55enne Arif Muhammad che vive a Guastalla e si era rivolto all’agenzia dei Parvez per avviare l’iter di concessione della cittadinanza italiana per la moglie. Secondo la difesa Arif non solo aveva chiesto uno sconto per la pratica (del costo di 450 euro), ma non aveva neppure la consapevolezza che dovesse versare una tangente. «Come si ricava da un’intercettazione ambientale – spiega il difensore Vera Sala – in agenzia a Guastalla Irslan Parvez aveva detto al mio assistito “Voglio questi soldi, devo darli avanti”. Una frase che può avere diverse interpretazioni, inoltre non vi è nessun preciso riferimento che si volesse corrompere qualcuno e Arif non poteva averne la consapevolezza». —



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