Toh, Conte Due parla come Papa Bergoglio
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani
REGGIO EMILIA. La parola che altalena fra le due rive del Tevere è “nuovo umanesimo”. E siccome la nostra Italia è il paese delle parabole (da cui parabolare e Parlamento…) questa terminologia va tenuta d’occhio. O meglio, gli va prestato orecchio.
Da un giorno all’altro il vecchio premier del nuovo governo e Bergoglio hanno pronunciato la stessa formula in contesti diversi. Conte, certamente per segnare la frattura con il suo primo esecutivo, cioè se stesso, perché l’umanesimo è il mondo opposto e successivo al medioevo. Il Papa ha invece annunciato il vertice mondiale sull’educazione delle nuove generazioni fissato a Roma per il 14 maggio dell’anno che verrà.
La formula “nuovo rinascimento” è così insistente da avere impegnato anche il neo-nemico Salvini a digitare su Facebook una sua presa di posizione categorica, di vigoroso spessore umanistico, humanae litterae. Il leader leghista già il 29 agosto aveva depresso così le intenzioni del suo ex presidente del Consiglio: «Ho sentito Conte oggi parlare di nuovo umanesimo. Manca che risolva la pace nel mondo e la ricrescita dei capelli...».
I due, Conte e Salvini, ormai sono distantissimi. Il primo si è convertito all’Europa di Erasmo da Rotterdam. Il secondo, che voleva fermare l’Africa sul bagnasciuga di Lampedusa, non crede alle idealità classiche ma unicamente alla (sua) Madonna. Se Conte ha prodigiosamente aderito all’umanesimo salendo e scendendo dal Colle, il secondo preferisce ricorrere all’armamentario dell’Età di Mezzo. Catafratto, cioè in armatura.
Al di là della retorica delle parole e del rito imitativo, invocare un “nuovo umanesimo” significa riconoscere che l’umanità è molto sfatta. E qui – su questo fronte sconfinato e sovraitaliano – torna a farsi sentire il deficit spaventoso di cultura. Che tutti ci degrada.
Ricordate a scuola quando in storia si passava dal buio del medioevo dipanato per convenzione nel 1492 alla prospettiva successiva? Sembrava di uscire da un tunnel. E la nuova epoca contemplava la connessione di due movimenti e tempi culturali: Umanesimo prima, già a metà Trecento, e poi il Rinascimento.
Al “nuovo umanesimo”, oltre al Papa e a Conte hanno fatto riferimento parecchi. Lo ha fatto Zingaretti il 17 marzo, declinandolo con lo spirito della sinistra: «Noi non dobbiamo più neppure lambire una politica lontana dalla vita».
Il segretario del Pd ha ripetuto due volte la frase di Aldo Moro nella sua relazione all'assemblea nazionale del Pd a Roma. «Ecco la storia dalla quale non ci vogliamo allontanare», ha concluso, citando come riferimento, tra gli altri, «l'umanesimo integrale di Antonio Gramsci». Lo ha fatto il neocardinale di Bologna Zuppi: «La politica dovrebbe occuparsi di risolvere i problemi anziché condurre una campagna elettorale permanente. Trovi soluzioni, non faccia pagare il conto ai poveracci in mare».
E ancora: “L’Europa dovrebbe attingere alla sua vera radice: l’umanesimo. La nostra identità vera è la gente che in Calabria si è tuffata in acqua per salvare i naufraghi». Ma quello che bussa non è un “nuovo umanesimo” soltanto solidale, di salvamento, caritativo. È un modo di pensare, essere. E non è neanche passatista perché non guarda al trapasso di epoche remote avviato da Petrarca, Masaccio, Brunelleschi, Ghiberti, Donatello, ma si fissa sul presente.
È quello evocato dal filosofo e sociologo Edgar Morin: È necessaria una riforma della conoscenza del pensiero, un nuovo umanesimo globale che sappia affrontare i temi della persona e del pianeta. I giovani oggi si sentono persi, non trovano le ragioni dell’essere. Durante la seconda guerra mondiale i ragazzi dovevano resistere al nazismo, divennero partigiani, contribuirono a liberare le loro vite e le loro nazioni”.
Sempre Morin: “E oggi? Oggi i giovani sono chiamati ad affrontare un compito ancora più ampio: la salvezza del genere umano. Hanno una missione grande davanti a loro e dobbiamo educarli ad apprendere e a maturare una conoscenza adeguata ad assolvere a questo compito fondamentale a cui sono chiamati”. Sintesi: l’uomo deve stare al centro e la conoscenza va adeguata con urgenza.
Al riguardo andrebbe letto il saggio di Michele Ciliberto “Il nuovo umanesimo”, edito da Laterza nel 2017 nella collana “Anticorpi”. Ciliberto ha risposto alla domanda della rivista Formiche perché il premier incaricato ha citato il “nuovo umanesimo” come bisogno sociale?: “Anche lui ha percepito che in questo momento la condizione del destino umano è di straordinaria trasformazione e precarietà”. Cioè, dal nuovo medioevo si può guarire.
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