Ferrarini, spunta un interesse dal Messico
Rinviate le adunate dei creditori. Speculazioni su un concordato alternativo con Sigma Alimentos, già proprietari di Fiorucci
La via del risanamento sembra tracciata ma non mancano deviazioni e speculazioni sui concordati della galassia Ferrarini. Negli ultimi giorni si sono sovrapposte indiscrezioni rispetto a una nuova proposta di concordato, alternativa a quelle predisposte dalla famiglia reggiana, che vincolava la vendita al mantenimento della forza lavoro a Reggio.
La Ferrarini continua a macinare infatti ricavi (350 milioni quelli segnati nell’ultimo bilancio) ma il problema resta l’indebitamento totale, che si aggira a sua volta sui 350 milioni di euro, di cui oltre 250 milioni in capo all’omonima spa (controllata ora dal re della bresaola Pini) e altri 111 in capo a Vismara (finita nell’orbita del gruppo Amadori).
Quella che per ora sembra più una meteora, si chiama operazione Sigma Alimentos, colosso messicano da 5,4 miliardi di dollari di ricavi nel 2014, interessato all’intero perimetro Ferrarini. Un colosso già presente in Italia con il gruppo dei salumi Cesare Fiorucci tramite la controllata spagnola Campofrio. Siamo alle indiscrezioni, comparse sul sito specializzato Alimentando.info, che trovano però un’eco nella comunità finanziaria.
Non c’è nulla di scritto o depositato per ora in tribunale e bisogna capire da chi parte la speculazione. L’idea è che a lavorare sul piano alternativo possano essere le banche creditrici, facendo leva su una proposta di «concordato concorrente». Possibilità introdotta dalla riforma 4 anni fa, che prevede – oltre al classico debitore – che anche un creditore con almeno il 10% dei crediti vantati possa presentare delle proposte alternative, motivate da una vendita dei rami aziendali che assicuri un rimborso più lauto dei crediti.
Per ora nessuno però rivendica apertamente la paternità del concordato parallelo. Le banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Sga) sono esposte per 200 milioni tra Ferrarini e Vismara. Il braccio di ferro più teso registrato sul rilancio nei mesi scorsi è quello tra i fratelli Ferrarini e Intesa Sanpaolo, quando quest’ultima ha acceso lo scontro con la richiesta di pignoramento di beni personali degli imprenditori reggiani e dei loro parenti per un controvalore di 32 milioni di euro.
Il credito di Intesa deriva infatti da quelli acquisti dalla prima banca italiana dal default delle banche venete – Veneto Banca e Popolare di Vicenza – con le quali Ferrarini aveva sottoscritto le baciate (prestiti con acquisto di azioni della banca) del valore appunto di 32 milioni. Intesa, però, gioca sempre il ruolo di banca di sistema e semmai ci fosse spazio per un «concordato concorrente» questo avrebbe probabilmente forte impronta italiana.
C’è però il rinvio dell’assemblea dei creditori di Vismara, inizialmente prevista per il 22 ottobre, che è slittata al 22 gennaio 2020, mentre quella di Ferrarini è stata rinviata il 28 febbraio. Fatti slegati, dicono gli esperti, ma che permettono ragionamenti più distesi anche su possibili alternative. —
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