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Il ricercatore che combatte le leucemie premiato dal presidente Mattarella

Cristina Fabbri

Giovanni Roti ha ricevuto il riconoscimento internazionale. «Sempre più persone malate a cui dobbiamo dare risposte»

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Il ricercatore e professore universitario Giovanni Roti, 42 anni originario di Montecchio, è stato ricevuto a Roma da Sergio Mattarella, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei. Il capo dello Stato gli ha consegnato il premio internazionale “Giovanni di Guglielmo” per l’importante ricerca che il medico ha condotto nell’ambito delle leucemie acute. Il dottor Roti infatti, dopo una brillante carriera a Boston, è diventato responsabile del laboratorio di Ematologia Traslazionale e Chemogenomica all’Università di Parma e, proprio per importanti progressi scientifici ottenuti insieme al suoi team, è stato premiato.

In particolare per quale studio è stato premiato?

«È stata riconosciuta l’importanza di alcuni studi che ho fatto che hanno permesso, con l’utilizzo di nuove tecnologie, di identificare nuovi farmaci diretti verso proteine tumorali, dette ‘fattori di trascrizione’, che generalmente vengono considerate come non aggregabili farmacologicamente. In particolare verso il gene responsabile nel 50-70% dei casi di una forma di leucemia pediatrica».

Un riconoscimento importante ma non è il primo.

«In passato ho ricevuto un premio come giovane ricercatore per la migliore pubblicazione scientifica dell’anno nell’ambito della ricerca sulle leucemie acute».

Sarà stato emozionato: se lo aspettava di essere ricevuto dal Presidente?

«Il Presidente emoziona sempre per il suo vissuto personale e per la parte positiva della politica che rappresenta».

È stato ricevuto con i migliori medici e ricercatori.

«È stata davvero una bella cerimonia. Eravamo circa una trentina tra medici e ricercatori che si occupano di vari ambiti».

Ha deciso di portare con lei suo figlio, come mai?

«Per imprevisti famigliari: mia moglie doveva essere al mio fianco. L’ho preso a scuola in tenuta da pallacanestro, siamo andati direttamente a Reggio, all’alta velocità. Siamo arrivati a Roma verso le 18. Gli ho comprato i vestiti nuovi e il giorno successivo siamo andati all’evento. Una piccola follia che ha rotto il protocollo dell’evento, ma che spero rimanga nei suoi ricordi semplicemente come un giorno a Roma solo con papà».

Mattarella ha anche stretto la mano a suo figlio. Cosa si sono detti?

«Il presidente Mattarella è stato molto carino. Gli ha fatto molte domande: come si chiamava, che classe faceva e come mai era lì. Domanda, quest’ultima, a cui giustamente mio figlio non ha saputo rispondere».

Torniamo a lei. Da quanto tempo si dedica alla ricerca sulle leucemie?

«Da quando ero specializzando, dal 2002. Ora sono responsabile di un laboratorio di ricerca di base che si occupa di queste problematiche. Un certa pazzia ci unisce in laboratorio (sorride, ndr)».

Si stanno facendo progressi, in generale, in questo ambito?

«Negli ultimi 10-15 anni i progressi sono stati importanti e vanno da una definizione a livello genetico sempre più precisa fino allo sviluppo di terapie bersaglio o terapie cellulari. Noi siamo una goccia nel mare, contribuiamo in alcuni aspetti allo sviluppo di nuove terapie per sottogruppi rari e molto aggressivi di leucemie acute”»

La leucemia e i tumori in genere sono davvero le sfide del nostro tempo?

«Basta guardare il registro dei tumori e il numero delle diagnosi di tumore in Italia o nel mondo. Oggi é una patologia che é entrata nelle nostre case. La stragrande parte di noi ha un famigliare, amici o talvolta figli affetti da tumore. Non vederlo e non affrontare il problema è miopia o incoscienza. Avremo sempre più persone che verranno curate per tumori, persone che hanno esigenze personali e sociali diverse dalla popolazione sana, a cui dobbiamo dare delle risposte».

Lei è stato un “cervello in fuga”, come mai a un certo punto è tornato in Italia?

«La definizione cervello in fuga non mi si addice… semplicemente ho accettato le regole che tutti i ricercatori del mondo accettano quando vogliono perfezionare un percorso in centri di eccellenza. Fra le opportunità, vi è anche quella che l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro mette a disposizione dei ricercatori italiani con percorsi di eccellenza. Il mio progetto è stato selezionato per lo Start-up Grant, ovvero un finanziamento quinquennale che permette la fondazione di un nuovo laboratorio di ricerca. Ho accettato questa sfida e ho attratto altri ricercatori dall’estero».

Si sente spesso dire che, il nostro Paese, potrebbe investire di più sulla ricerca.

«Dire che c’è bisogno di più investimenti è qualcosa di banale. Oltre all’aspetto economico, occorre permeare la società con una maggiore cultura scientifica: solo in questo modo si potrà capire a pieno il ruolo dei ricercatori. Questi professionisti ci mettono l’anima, con sacrifici personali e famigliari, solo per capire come funziona una piccolissima parte di una cellula malata. È a loro che dovremmo affidare le nostre speranze di cura. Nessuno affiderebbe ad un ingegnere sottopagato e demotivato dal sistema di costruire una macchina di lusso. La salute è un lusso e molti ricercatori contribuiscono a questo benessere, non solo quando ci accorgiamo di avere bisogno di loro».

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?

«Rafforzare il mio gruppo di ricerca e consolidarlo. Sono solo due anni che siamo operativi e dobbiamo essere certi di poter lavorare anche nel futuro. Il che significa, appunto, avere fondi per andare avanti».

Cosa si sente di consigliare ai giovani che vorrebbero fare ricerca?

«Consiglio di essere rigorosi, di vivere la passione per la ricerca, di non smettere di studiare e di andare a fare esperienze anche all’estero, perché questo aiuta ad essere tolleranti ed aperti verso le culture di tutto il mondo”.

Il momento più emozionante della sua carriera?

«Il momento più emozionate è sempre quello che deve venire. È il risultato inatteso e, a volte, è semplicemente l’idea di riuscire. Mi emozionano però, sicuramente, gli abbracci dei pazienti, i loro ringraziamenti, sorrisi e lacrime». —



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