All’ex Kis arrivano gli spagnoli Impianti alti fino a 30 metri
La società insedierà una produzione che rientra nella filiera delle ceramiche Opposizione preoccupata per il traffico. Il sindaco: «Sarà metà di quello di prima»
cadelbosco sopra. Un nuovo stabilimento produttivo al posto dell’ex ceramica Kis a Zurco. Un impianto formato da tre edifici, alti rispettivamente 10, 15 e 30 metri sull’ex statale 63, che a pieno regime dovrebbe occupare fino a 60 addetti. È la novità al centro della dibattito a Cadelbosco Sopra, che ha già visto un passaggio in consiglio comunale dove è stato votato nei giorni scorsi lo schema di convezione per l’attuazione dell’intervento, innanzi tutto di bonifica, e poi per la costruzione dei nuovi fabbricati. Un passaggio che ha visto il voto contrario del gruppo di minoranza “Cadelbosco per tutti”, guidato dal capogruppo Marino Zani. Preoccupato per l’impatto ambientale e sul traffico.
il progetto
È una società spagnola quella che arriverà a Zurco. L’impianto ex Kis è stato acquistato in prima battuta dal fallimento da una società ceramica del distretto reggiano, quindi da questo è passato all’Arciblansa Spa.
«Qui non verranno prodotte ceramiche – spiega il sindaco di Cadelbosco Sopra, ALuigi Bellaria – ma l’impasto per produrre mattonelle. Quindi non inquina. Gli atomizzatori espelleranno vapore acqueo, perché il materiale deve essere lavorato in ambiente umido. La fabbrica sarà dotata di un impianto di riciclo dell’acqua, con un depuratore interno per riadoperarla». Bellaria sottolinea che l’impianto più alto, quello che ospiterà gli atomizzatori, sarà nella parte più interna dell’area e coperto da pannelli fotovoltaici.
Sul fronte traffico, si sta già lavorando a degli interventi in collaborazione con la Provincia, titolare della strada. «Verrà costruita una corsia centrale che potrà ospitare sino a due camion, nei punti di entrata e uscita dallo stabilimento. Mentre sarà a carico della società la parte di ciclabile di collegamento tra Cadelbosco Sopra e Sotto che passa davanti all’azienda» evidenzia il sindaco. Sul nodo traffico, Bellaria chiarisce inoltre: «Ci hanno detto che all’inizio i camion che raggiungeranno lo stabilimento saranno sui 25 al giorno, a pieno regime 50. Abbiamo fatto uno studio, e ai tempi della Kis erano 120. Sarebbero comunque dimezzati. Già durante lo sviluppo di Cadelbosco da 6.400 abitanti agli attuali 10.800 si poteva pensare a una bretella; da parte mia ho già fatto un passaggio in Provincia, e presto ne farò un altro, per discutere della sicurezza dell’ex Statale 63 e per disegnare una nel tempo una nuova bretella».
L’opposizione
Non nascondono le perplessità il consigliere di opposizione Marino Zani e il suo gruppo sull’intero progetto. «Noi crediamo fosse necessaria una comunicazione e un confronto con la cittadinanza prima dell’approvazione in consiglio comunale. Il nostro voto è stato ovviamente contrario e abbiamo chiesto anche di sospendere la discussione e la votazione per approfondire» dichiara.
«Un punto in particolare riteniamo che debba avere una diffusione più ampia e vogliamo informare i cittadini di quello che pensiamo sia un intervento con un impatto rilevante sul nostro Comune – va avanti – La fonte della nostra preoccupazione è relativa ad un importante futuro insediamento produttivo per il quale si è deliberato tra le altre, la possibilità di alzare a 30 metri l’altezza dell’insediamento a fronte dei 10 metri attuali in quella zona. Abbiamo posto domande sul tipo di lavoro svolto all’interno, che comporterà l’arrivo di ingombrante materiale per essere lavorato in forni ad alte temperature e con tipi di lavorazioni altamente rumorose, su cui saranno necessari controlli a sorpresa di Arpa».
«L’alto impatto di traffico pesante che si genererà, ha reso necessario per l’azienda prevedere una corsia di accesso e uscita allo stabilimento. Creerà un impatto non solo sull’inquinamento, ma anche sul traffico – sottolinea – La provinciale 63, da poco declassata a strada di collegamento minore, attraversa i centri abitati, sono presenti passaggi pedonali, ha una carreggiata stretta, con piccole rotonde ed è costellata di fermate dell’autobus estremamente insicure, poco segnalate e molto frequentate. La risposta alle nostre preoccupazioni non è arrivata. Infine, ci domandiamo i motivi della collocazione nel nostro territorio, lontano dagli approvvigionamenti di materie prime e di utilizzo del prodotto finito. Tante le domande che meritano un approfondimento e molte che, invece, necessitavano di una soluzione prima di deliberare per favorire tale insediamento». —
Elisa Pederzoli
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