Carletti, prima l’udienza poi l’assedio tv
Affidi: discusso per un’ora a Bologna il ricorso del sindaco contro i domiciliari, ma il Riesame si esprimerà fra alcuni giorni
Si conoscerà fra qualche giorno l’esito del ricorso (tecnicamente un “appello”) presentato da Andrea Carletti – tramite gli avvocati difensori Giovanni Tarquini e Vittorio Manes – davanti al Riesame di Bologna.
Ieri mattina è stata infatti discussa – per circa un’ora – la richiesta difensiva di revoca degli arresti domiciliari. Il sindaco di Bibbiano, al momento sospeso dall’incarico su provvedimento della Prefettura, è indagato nella delicatissima inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza e sottoposto alla misura cautelare dallo scorso 27 giugno. Il giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi ha respinto – in tribunale a Reggio Emilia – per due volte l’istanza di revoca dei domiciliari presentata dal primo cittadino. La prima a inizio luglio, a seguito dell’interrogatorio di garanzia, la seconda lo scorso 3 agosto. Carletti, che si è autosospeso dal Pd, è indagato per abuso d’ufficio e falso ideologico. Nell’udienza di ieri davanti al Riesame – presieduto dal giudice Rocco Criscuolo – ha preso la parola il magistrato relatore Rossana Maria Oggioni, poi è stata la volta dei due difensori (depositata anche una corposa memoria), mentre Carletti non ha ritenuto di aggiungere null’altro rispetto a quanto esposto dai suoi legali. Il pm Valentina Salvi – titolare dell’inchiesta – non ha ritenuto di partecipare all’udienza, facendo comunque pervenire una memoria contenente i motivi d’opposizione alla revoca della misura cautelare. A quel punto il Riesame si è riservato una decisione nei prossimi giorni.
All’uscita dal tribunale felsineo, Carletti e legali si sono ritrovati assediati da alcune troupe televisive alla ricerca di qualche dichiarazione, specie da parte del sindaco di Bibbiano. Richieste inutili perché Carletti dal 27 giugno ha il divieto di comunicazione all’esterno, quindi non può che rimanere in silenzio.Raffica di domande che hanno accompagnato indagato e difensori prima in un bar, poi per qualche centinaio di metri fino a quando non sono saliti a bordo di un taxi che è subito sgommato via.
In agosto Tarquini aveva ribadito l’innocenza di Carletti: «Non si è fatto “abuso” dell’istituto dell’affido extrafamiliare per procurare profitto a qualcuno, perché ogni azione è stata condotta sulla base del rispetto delle normative specifiche del settore dei “Servizi Sociali per i minori”, normative che non sono state considerate dalla pubblica accusa», veniva riportato nella memoria, che in premessa ricostruiva «l’ambito in cui va necessariamente circoscritto il ruolo di sostegno e stimolo politico ricoperto con zelo e passione da Carletti». Una premessa non presa in considerazione però dal gip Ramponi, che si era soffermato sul presunto giro d’affari legato alle terapie, considerato illecito. La difesa aveva giustificato il mancato ricorso all’affidamento tramite appalti dei servizi di psicoterapia in favore del centro torinese Hansel e Gretel, perché effettuato secondo le norme regionali della coprogettazione. Il gip rilevava però che i corrispettivi pagati – secondo documenti agli atti – non sono andati alla onlus Hansel e Gretel, bensì a una società di capitali, venendo meno ai vincoli normativi. Non solo: il gip aveva rilevato delle incongruenze tra le dichiarazioni nell’interrogatorio di garanzia di Carletti e quello di altri indagati.
Ora questo nuovo ricorso. Come finirà? —
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