L’Avis al sindaco «Sì, siamo pochi il Comune ci aiuti a ricominciare»
bagnolo.«Sì, è esatto che l’Avis bagnolese in questi anni si è ridotta a una mera e inesistente ufficiosità» dice Thomas Benvenuti, presidente attuale dell’Avis di Bagnolo, secondo il quale però le colpe non vanno attribuite ai «numerosissimi iscritti», bensì alla gestione del passato.
Benvenuti interviene nel dibattito avviato dalla decisione della giunta Paoli di non andare avanti, in via Borri, con il progetto per i piani della precendente amministrazione includevano la nuova sede dell’Avis.
«L’Avis è giunta in questa situazione a causa non dei donatori e dei volontari, bensì ad una pessima gestione. Con malizia, il sindaco Gianluca Paoli sostiene che “magicamente” l’amministrazione uscente ha voluto ricostituire il presidio proprio sotto le imminenti tornate elettorali che si sarebbero tenute cinque mesi più tardi. Ebbene, è quanto di più sbagliato si possa affermare», sottolinea Thomas Benvenuti.
«Infatti, sia il consiglio provinciale con il suo presidente Stefano Pavesi, che ringrazio sinceramente per l’aiuto e per il suo sostegno, sia l’amministrazione uscente non hanno aspettato, come si sostiene, giusto il mese di dicembre per sollecitare tutta quanta la comunità a un incontro pubblico, ma avevano già in passato provveduto a trovare i momenti per una riunione in cui tracciare il futuro dell’associazione a Bagnolo». Ambedue, secondo Benvenuti, hanno però dovuto aspettare l’ex dirigenza, che a suo giudizio «non ha mai voluto intavolare un discorso di più ampio respiro, né ha cercato la cooperazione o il dialogo, né con il governo locale, né con il consiglio provinciale, che voleva semplicemente cercare di disincagliare una situazione oramai atavica e complicata. Oltretutto si legge con una certa incomprensione piuttosto fuorviante che Paola Casali, perché proprio ex sindaco, fa parte dell’Avis: con questo cosa si vuole intendere pertanto? Se questo risulta essere un problema deve semplicemente obiettare a me, dal momento che il consiglio direttivo è stato scelto dal sottoscritto. Vorrei affermare a chiare lettere che l’Avis è aperta a tutti, nessuno escluso; anzi, invito proprio coloro che se ne sono andati a farvi ritorno, perché abbiamo bisogno di tutti per rianimare l’Avis bagnolese», afferma Benvenuti.
«È vero quello che afferma il sindaco quando dice che siamo pochi e che ad oggi non possiamo permetterci un centro trasfusionale. Infatti vorrei precisare che le leggi nazionali e le linee guida di accreditamento non lo permetterebbero, ma è anche vero che stiamo facendo tutto il possibile per avere almeno un luogo di condivisione, affinché l’Avis torni ad essere un presidio importate anche a Bagnolo, cercando di coinvolgere quanti più possibile. Pertanto abbiamo bisogno dell’aiuto di ogni cittadino, anche dell’attuale primo cittadino, ex donatore tra l’altro, che voglia partecipare ad un nuovo inizio che, con una rinnovata squadra, possa veramente trasformare un’associazione che è fondamentale per tutta la società. Le sfide sono tante, le attività che intendiamo organizzare e che abbiamo previsto per il futuro altrettante».
«Nei mesi scorsi ho potuto confrontarmi con il sindaco, che ci avrebbe assicurato in tempi piuttosto fumosi il suo impegno per trovare una nuova sede all’Avis. Spiace ora dover apprendere dai giornali che non intende più procedere con questo urgente impegno, né tantomeno capiamo i motivi che lo spingono a tale scelta. Credo che un’associazione di volontariato debba riuscire a collaborare con tutte le realtà del territorio, anche con l’amministrazione».
Thomas Benvenuti non accetta poi «la scusa del “sono pochi, intanto”». E aggiunge: «Assumersi una responsabilità di questo genere a soli vent’anni non è facile. Dover ricostruire tutto da zero e riportare tanti iscritti a Bagnolo. Se trovassimo una nuova ubicazione gli interessati verrebbero con molta più convinzione. Se l’amministrazione, con cui vogliamo avere un rapporto assolutamente profittevole, vuole intraprendere un nuovo percorso, che veda al centro l’associazione e gli interessi di tutti i donatori, noi siamo pronti a cooperare». —
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