Più soldi in busta, 10mila operai al voto nelle fabbriche reggiane
Sigle unite sul rinnovo dei metalmeccanici, assemblee in 300 aziende Chiesto aumento dell’8% sui minimi contrattuali. Si vota dal 13 al 15 ottobre
In vista del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei metalmeccanici le organizzazioni sindacali di settore hanno deciso di promuovere una vasta e capillare operazione di informazione con dialogo e riscontro diretto con i lavoratori e le lavoratrici interessate. Hanno pertanto avviato una operazione congiunta che vede affiancate le tre grandi organizzazioni italiane della Fim-Cisl, della Fiom-Cgil e dell’Uilm che riveste particolare valore poiché coinvolge, nel nostro Paese, quasi un milione e mezzo di persone.
La piattaforma con le rivendicazioni in campo è stata concordata unitariamente (la firma di un accordo similare risale a dodici anni fa) e l’intesa sarà valida per il triennio 2020-2022 dopo essere stata valutata, confrontata, discussa, votata, al termine delle assemblee che sono in fase di programmazione. Sono oltre 300 gli incontri previsti nel territorio reggiano ad iniziare dalla corrente settimana per proseguire con verdetti nelle urne ed arrivare così alla scadenza dell’intesa triennale firmata nel dicembre del 2017.
Ad anticipare i contenuti della piattaforma delle richieste e ad annunciare l’ampia operazione informativa hanno provveduto ieri i tre rappresentanti reggiani del settore: Simone Vecchi per la Fiom, Iacopo Scialla per la Uilm ed Aziz Sadid per la Fim. Tutti si sono soffermati sull’importanza della consultazione e sul rilievo dei temi che verranno illustrati ai diretti interessati. La speranza e di riuscire a contattare oltre la metà dei quasi 20.000 nostri concittadini occupati nel settore.
Vecchi si è soffermato sull’utilità di una azione congiunta dei sindacati che chiedono un aumento salariale di circa l’8% unito ad un’azione di contrasto alla precarietà oltre a maggiori garanzie per i lavori in subappalto; senza trascurare l’impegno diretto alla formazione 4.0. Invariati i contenuti già previsti dall’articolo 18.
Scialla si è pure rallegrato per la scelta di una piattaforma unitaria dopo un meditato confronto che si era aperto a Firenze e che è riuscito a far prevalere l’interesse comune. «È un buon accordo unitario».
Anche perché le istanze avanzate – ha completato Sadid – erano inizialmente diverse ma alla fine hanno prevalso esigenze condivise da tutti.
Non paiono in effetti richieste che potrebbero scuotere le aziende metalmeccaniche italiane i cui bilanci sono ancorati ai livelli pre-crisi anche se si contano ben 300 mila occupati in meno. La crescita di salario proposta si aggira su 145 euro nell’arco di 3 anni e servirà al sostegno di salari che sono attualmente fra i più modesti in Europa.
C’è poi la domanda di riduzione dei tempi di stabilizzazione ed una limitazione ai contratti a termine migliorando nel contempo il Decreto Dignità. Sofferto anche il capitolo lavori in appalto per i bassi riconoscimenti economici e la limitazione dei servizi a chi opera con questa forma.
Ad una industria sempre più 4.0 vengono poi sollecitati cambiamenti sulla reperibilità, compensi più equi per le trasferte, premi di risultato (innalzabili da 450 e 700 euro), sostegni alla genitorialità ed alle norme di tutela sanitaria. Per finire con i piani di formazione che rappresentano un patrimonio per i lavoratori senza dimenticare i piani di sicurezza necessari a garantire loro una maggiore tranquillità operativa.
Proposte dunque misurate, ma tutto lascia intendere che il negoziato non sarà semplice ed anzi si preannuncia duro, complicato. Richiederà tempo. Ma se ci sarà l’unità dei lavoratori lo sforzo dei sindacati sarà più convinto e maggiormente positivo. Una risposta la dovranno dare gli i lavoratori negli incontri diretti in fabbrica e nelle consultazioni presso i seggi sindacali che saranno aperti dal 13 al 15 ottobre. —
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