In una missione a Pucallpa l’esperienza di sei giovani tra bimbi, malati e povertà
Nella città della foresta amazzonica, dal 2010 il Gruppo missionario sostiene un progetto di cooperazione con i giovani novellaresi
NOVELLARA. Sono tornati i sei giovani missionari che in agosto hanno animato i campi estivi della parrocchia di Pucallpa, città della foresta amazzonica del Perù.
Dal 2010 il Gruppo missionario di Novellara sostiene questo progetto di cooperazione reso possibile da giovani che decidono di passare così le vacanze, a loro spese, rinunciando alle comodità della vita moderna.
Tempo di bilanci e riflessioni per Samuele Crotti e Tommaso Palmieri, che hanno fatto parte della missione assieme ad Alberto, Margherita, Laura e Veronica: «Pur con motivazioni diverse, abbiamo tutti intrapreso questa esperienza missionaria a Pucallpa mossi dal desiderio di “fare”, ovvero portare un aiuto a persone che, secondo il nostro modo di vedere, definiamo povere e bisognose di questo aiuto».
«In questo mese – continuano i due giovani missionari – abbiamo condiviso diverse attività con i bambini, i ragazzi e le famiglie di Pucallpa che ci hanno permesso di entrare in relazione con le persone, avvicinarci alla loro cultura e far conoscere qualcosa della nostra. Significativi sono stati i pomeriggi insieme ai bambini che aiutavamo a terminare i compiti. Abbiamo anche visitato una casa di accoglienza che ospita 19 bambini abbandonati dai genitori, tra cui neonati che abbiamo accudito tra pannolini e biberon. A volte siamo andati nelle piazze per fare “animazione di strada” con giochi e balli. Abbiamo anche visitato la casa di salute, dove si prestano cure gratuite ai più bisognosi, e le zone più povere della città caratterizzate da condizioni igieniche e umane assolutamente precarie, date le frequenti inondazioni che comportano il permanente stagnamento d'acqua, il diffondersi di malattie e le difficoltà di gestire i servizi essenziali».
Concludono Crotti e Palmieri: «La cultura diversa che abbiamo conosciuto, piena di contraddizioni, e la realtà scomoda e forte con cui ci siamo scontrati hanno indebolito le sicurezze che il nostro mondo moderno ci offre; ma quello che ci ha arricchito sono state le relazioni e i legami che abbiamo creato con le persone che abbiamo conosciuto e che ci hanno permesso di vivere la missione non come assistenzialismo». —
A.C.
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