«Non è la privatizzazione l’unico modo per fare i lavori»
Pd ancora all’attacco sulla ristrutturazione della residenza per anziani. «Bastano 500mila euro per il consolidamento sismico»
CARPINETI. «Ristrutturazione del Don Cavalletti di Carpineti, partiamo dall’intervento da 500mila euro. Con queste cifre non è necessaria la privatizzazione».
Si torna a parlare dell’Asp Don Cavalletti, la principale azienda di servizi alla persona della montagna reggiana, con sede a Poiago di Carpineti. Un complesso da anni al centro di polemiche legate alle poche risorse disponibili ed al piano di privatizzazione di alcuni servizi valutato dai soci, i Comuni del distretto montano. «Lo scorso anno l’istituto ha chiesto ad un progettista di valutare il costo delle opere di consolidamento strutturale necessarie per l’adeguamento antisismico. Lo studio, consegnato a ottobre 2018, ha evidenziato la necessità di diversi interventi di natura strutturale che hanno complessivamente un costo inferiore ai 500.000 euro, una cifra molto lontana dai 2.300.000 euro di cui parla il sindaco Tiziano Borghi, che in realtà si riferiscono ad un progetto di ristrutturazione più ampio», sostengono Dario Bottazzi e Guido Tirelli, rispettivamente referenti del Pd di Carpineti e della montagna. E spiegano: «Noi crediamo si debba partire da qui, reperendo le risorse per l’adeguamento antisismico a livello regionale o con un mutuo, esattamente come si è fatto per la palestra o per il campo da calcetto. Non è quindi vero quello che ci dice Borghi: la privatizzazione non è l’unico strumento per finanziare i lavori al Don Cavalletti ed è inaccettabile pensare di privatizzare una struttura che eroga i servizi alla persona solo perché è necessaria una ristrutturazione».
i lavori
Non si discute la necessità dell’intervento, ma tempi e modalità: «Crediamo che tutti i possibili miglioramenti allo stabile vadano certamente pensati e pianificati, ma che possano essere modulati nel tempo. Pensiamo che questo sia semplice buon senso, anche perché l’eventuale realizzazione di un progetto di ristrutturazione complessiva del Don Cavalletti richiederebbe di trasferire tutti gli ospiti dell’Istituto durante i lavori, e non sono chiari i tempi, le modalità e i costi di questa operazione».
Un altro tema delicato è quello dei dipendenti dell’Asp, sia degli assunti dalla stessa Asp, sia del persona che oggi opera tramite cooperative di servizi: «Ancora oggi non sappiamo come il Comune intenda gestire l’eventuale transizione al privato dei dipendenti pubblici, e se intenda operare per evitare la perdita del posto di lavoro per i numerosi interinali».
Bottazzi e Tirelli allargano poi il tiro: «Le decisioni sul futuro del Don Cavalletti devono essere parte del ripensamento, ormai è necessario, dei servizi alla persona offerti nel distretto della montagna. Dobbiamo dare risposte alle famiglie in modo efficiente e unitario perché la divisione con cui è oggi organizzata la rete del sociale non è funzionale a nessuno. Dobbiamo capire il ruolo del pubblico e quello del privato. Se è vero che non possiamo avere un sistema interamente pubblico, è anche vero che non possiamo permetterci di affidare tutto ai privati».
Una soluzione? «Se la forma dell’Asp pone dei problemi, riteniamo che la proprietà del Don Cavalletti non possa chiudersi al confronto e debba valutare anche altre esperienze di gestione pubblica dei servizi, come l’Azienda speciale consortile», concludono. —
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