Postava video di “Gomorra” tra armi e soldi
Il genitore di un’amica denuncia un 15enne: scatta la perquisizione, ma era un fake. La polizia: «Genitori vigilate sui social»
Quando la Squadra Mobile ha bussato alla porta di casa per una perquisizione domiciliare in cerca di armi, il ragazzino al primo anno delle superiori è sbiancato e mamma e papà pure. Il 15enne non immaginava che le foto e i video che lui aveva postato su Instagram in stile “Gomorra” – atteggiandosi ad apprendista boss, tra spari di pistola ed una montagna di contanti – avrebbero provocato un effetto nella realtà quotidiana.
La segnalazione è arrivata da un genitore di un’amica del 15enne che, sul profilo Instagram della figlia, ha notato fotografie e diversi filmati inquietanti postati dal coetaneo: le immagini mostravano un minore che si atteggiava a boss in erba, esibendo con spavalderia denaro, una pistola semiautomatica, una pistola a tamburo, un taser e alcuni coltelli. In particolare in un filmato il ragazzino esplodeva alcuni colpi in aria. L’ex articolo 41 Tulps consente «agli agenti che abbiano notizia, anche se per indizio, dell’esistenza, in qualsiasi luogo pubblico o privato, di armi, munizioni o materie esplodenti, di procedere immediatamente a perquisizione e sequestro». Un potere di perquisizione che non necessita di mandato.
La “visita” nell’abitazione del 15enne, al quale si è risaliti tramite il profilo Instagram, ha dato esito negativo: non è stato trovato nulla. Con tutta probabilità la pistola del video incriminato era una scacciacani (difatti non si vede il rinculo) e lo stesso giovanissimo ha ammesso di aver montato da solo, con il computer, quei filmati, per emulare certi serial e trasmissioni tv. Nessuna conseguenza quindi per il minore, che se l’è cavata con una solenne romanzina da parte dei genitori, allibiti e spaventati dalla visione delle immagini. Tra l’altro si tratta di una famiglia reggiana specchiata e agiata.
«Il fatto in sé ha poco rilievo se non viene inquadrato in un contesto generale – ha dichiarato il dirigente della Mobile Guglielmo Battisti – Ad essere preoccupante è la superficialità con la quale i minori utilizzano precocemente queste piattaforme e il modello negativo che sposano, non immaginando che quanto accade sui social non è una realtà virtuale e innocua». La polizia di Stato vigila anche sui social network? «Ci proviamo, insieme alla polizia postale, sia tramite l’attività repressiva sia preventiva, ad esempio con progetto nelle scuole come “Una vita da social”. Però è fondamentale che il monitoraggio dei genitori sui pericoli del web. Educare ai social dev’essere un impegno corale». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google