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Disabile stuprato, il processo torna in Appello

Tiziano Soresina
Disabile stuprato, il processo torna in Appello

La Cassazione chiede di valutare l’accusa (violenza o atto sessuale su minore?) e l’espulsione del pedofilo a fine pena

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Mezz’ora di discussione, poi nella notte fra martedì e ieri la terza sezione penale della Cassazione ha emesso una sentenza che – a sorpresa – rimanda in Appello a Bologna il processo, con rito abbreviato, su uno dei casi più sconcertanti degli ultimi anni nella Bassa, cioè lo stupro nell’estate 2017 di un pakistano disabile 13enne da parte di un vicino di casa (un connazionale di 21 anni).

Non si conoscono ancora le motivazioni della Suprema Corte che hanno portato a questo “dietrofront” giudiziario (tecnicamente un “annullamento con rinvio”), comunque in Appello dovrebbero essere principalmente due gli argomenti da valutare. In primis fari puntati sulla qualificazione giuridica del reato contestato all’imputato, come sollevato dall’avvocato difensore Noris Bucchi nell’articolata memoria presentata in Cassazione, in cui sostiene come adeguata l’accusa di atti sessuali su minore (come prospettato in primo grado dal gup Luca Ramponi) rispetto all’inquadramento in violenza sessuale su minore dato dal collegio giudicante di secondo grado. Una differenza fra i due reati che si basa sul consenso o meno all’attività sessuale: secondo l’accusa, il giovane pakistano aveva approfittato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica del connazionale 13enne, violentandolo dopo averlo condotto in un luogo isolato. Una ricostruzione contestata dal pakistano, che ha ammesso l’atto sessuale ma, durante l’interrogatorio di garanzia, aveva affermato che il ragazzino disabile era consenziente.

Nel caso passi la linea difensiva, si potrebbe anche profilare una riduzione della condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione decretata a fine 2018, comunque sia – come prevede la legge con il divieto di reformatio in peius – la Corte d’appello potrà soltanto confermare la pena o attenuarla.

In secondo luogo sarà valutata la richiesta – espressa in aula a Roma dal sostituto procuratore generale Luciana Cicerchia – dell’espulsione del pakistano ora 23enne una volta espiata la pena (misura non considerata nelle precedenti sentenze e, invece, prevista dalla normativa nel caso di gravi reati).

In Cassazione era presente – come parte civile – l’associazione “La caramella buona” (tramite il proprio legale), mentre non era rappresentata l’Unione Comuni Pianura Reggiana. —





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