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«Servono 1.648 insegnanti di sostegno ma all’appello ne mancano centinaia»

Luciano Salsi
«Servono 1.648 insegnanti di sostegno ma all’appello ne mancano centinaia»

L’allarme dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: passeranno però diverse settimane prima che vengano fatte le nomine

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REGGIO EMILIA. Arriveranno dal Meridione gli insegnanti di sostegno che ancora mancano in questa prima settimana di lezioni.

La loro carenza è un problema cronico, sottolineato ieri dai segretari provinciali dei sindacati scuola confederali, Silvano Saccani della Cgil, Monica Leonardi della Cisl e Raimondo Pasquale della Uil.

Nel 2018-19, nelle scuole statali della nostra provincia ce n’erano 1.325, per 2.544 alunni disabili, con un rapporto di un docente ogni 1,9 alunni. Per l’anno scolastico appena iniziato ne sono previsti 1.648 in virtù dei 615 posti in deroga che vanno ad aumentare i 1.033 posti dell’organico di diritto e potenziato. Per coprire una tale dotazione, cresciuta di 323 unità, non bastano gli insegnanti di ruolo, a cui s’aggiungono i precari a disposizione per le nomine a tempo determinato. Sono già state quasi interamente esaurite non solo le graduatorie provinciali, ma anche quelle dei singoli istituti, a cui i dirigenti scolastici attingono per coprire gli ultimi posti rimasti vacanti.

I funzionari dell’Ufficio scolastico provinciale, insieme ai presidi e ai sindacalisti, si sono prodigati invano, incrociando le graduatorie, per reperire gli insegnanti di sostegno ancora mancanti.

«Siamo al completo – riferisce Monica Leonardi – soltanto nelle scuole dell’infanzia. Nelle primarie rimangono scoperti 97 posti e 40 spezzoni, nelle medie inferiori 39 posti e 11 spezzoni. Alle superiori abbiamo dovuto convocare 1.900 docenti per coprire 300 cattedre. Ora si dovrà fare ricorso ad altre province italiane, soprattutto del Meridione, dove sono ancora molti i precari iscritti nelle graduatorie per il sostegno. Passeranno però diverse settimane prima che siano fatte le nomine».

L’Italia è all’avanguardia nell’integrazione scolastica dei disabili, un tempo esclusi dalla scuola o relegati nelle classi differenziali.

Gli insegnanti, però, preferiscono svolgere la normale attività didattica piuttosto che dedicarsi a una funzione d’appoggio che esula dalle competenze acquisite nei corsi di laurea e richiede, invece, una specifica dedizione supportata da attitudine psicologica.

Perciò in genere non resistono più di un anno su un posto di sostegno, facendo così mancare la continuità didattica ad alunni particolarmente bisognosi.

Ora, per entrare nei ruoli del sostegno, occorre conseguire la specializzazione fornita da corsi universitari, ma ciò non basta a rafforzare le motivazioni.

I sindacati propongono che i posti di sostegno siano tutti assegnati con nomine a tempo indeterminato e che chi li copre sia poi obbligato a rimanervi per cinque anni.

Per tutte le cattedre occorre, a loro avviso, superare il precariato, che quest’anno è in forte aumento, modificando le modalità del reclutamento.

«I concorsi per titoli ed esami – spiega Silvano Saccani della Cgil – devono essere indetti con scadenze regolari, prevedendo canali riservati per i precari con molti anni di servizio». —

Luciano Salsi

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