Spedizione punitiva nei capannoni dismessi Aggressori condannati
Pena di tre anni e mezzo a due giovani nigeriani alla sbarra per aver pestato due connazionali alle Reggiane
REGGIO EMILIA. Per il collegio giudicante fu un vero e proprio pestaggio – il 22 ottobre scorso – nei confronti di due nigeriani all’interno delle ex Reggiane e ieri sono stati condannati a tre anni e mezzo di reclusione i due connazionali (il 21enne Randy Okoinem e il 23enne Edi Paul) accusati di lesioni aggravate, uso di armi improprie e violazione di domicilio.
In pratica la Corte – presieduta da Simone Medioli Devoto, a latere i colleghi Sarah Iusto e Chiara Alberti – ha accolto le richieste di pena del pm Giacomo Forte: «Agirono come un commando, erano almeno in dieci, armati di accette e bastoni – spiega nella requisitoria il magistrato d’accusa – e piombarono in quella stanza dopo un battibecco con un connazionale che lì non trovarono, mentre c’erano altri due nigeriani che vennero picchiati. Un fatto molto grave, vennero colpite persone che non avevano fatto nulla. I certificati medici parlano chiaro».
Sempre il pm Forte ha alluso, parlando delle attenuanti generiche, alla confessione resa dai due imputati all’inizio dell’udienza. Entrambi – con l’aiuto di un’interprete – hanno infatti chiesto scusa per quanto fatto, dicendo di aver dato dei soldi ai due connazionali quando sono usciti dall’ospedale. Con la forma tecnica delle “dichiarazioni spontanee” i due imputati nigeriani – a testa bassa e circondati da alcuni agenti di polizia penitenziaria – si sono rivolti ai giudici, mostrando un atteggiamento collaborativo.
L’avvocato difensore Gisella Mesoraca – nella sua arringa – ha poi chiesto l’assoluzione relativamente a due accuse: la violazione di domicilio («Tutti i soggetti di questa vicenda vivevano in un capannone abbandonato delle ex Reggiane e dalle foto si vede che non è stato scassinato alcunché») e l’uso di armi improprie («Sono stati trovati solo due bastoni, uno morbiso di alluminio e l’altro di plastica») di cui non vi sarebbe la prova che siano state utilizzate da Oko inem e Paul.
Infine l’avvocato Mesoraca ha chiesto il minimo della pena per le lesioni aggravate, ritenendo che vi sia da tener conto del comportamento processuale dei suoi due assistiti. Linea difensiva che non ha convinto i tre giudici, da qui la stessa condanna per entrambi i nigeriani che rimangono in carcere. —
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