Affidi, no alla richiesta di nuovi arresti per il caso degli incarichi a Scarpati
Respinto l’appello della Procura sullo specifico capo d’imputazione: «Mancano elementi per configurare l’abuso d’ufficio»
Gli incarichi conferiti singolarmente con apposite determine all’avvocato Marco Scarpati per la difesa dei minori sono considerati leciti, sia prima che dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti. Così come il bando del 2016 per l’assegnazione sempre all’avvocato reggiano dell’incarico di consulente legale dell’Unione, non costituendo quindi – seppure sia impreciso e possa presentare tratti di parte irregolarità – quello che tecnicamente viene definito un danno ingiusto nei confronti della pubblica amministrazione, tipico nei casi di abuso d’ufficio. Non solo. La natura dell’incarico di consulente legale viene considerata circoscritta e non in contrasto con il conferimento dei singoli incarichi per contenziosi autonomamente remunerati.
LA DECISIONE
Il tribunale della Libertà di Bologna, sposando un orientamento giuridico non condiviso dalla Procura reggiana, ha rigettato l’appello del pm, Valentina Salvi, che aveva chiesto ulteriori misure cautelari su uno specifico capo di imputazione per il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti (ancora in attesa della decisione sul ricorso contro gli arresti domiciliari) e per altri quattro indagati nell’inchiesta Angeli e Demoni: l’avvocato Marco Scarpati, Federica Anghinolfi (dirigente del Servizio sociale Val d’Enza), Nadia Campani (responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Unione) e Barbara Canei (istruttore direttivo amministrativo dei Servizi dell’Unione).
L’APPELLO
Al centro della richiesta di ulteriori misure, una serie di incarichi conferiti a Scarpati dall’Unione per la difesa dei minori: incarichi per i quali la Procura ipotizza il reato di abuso d’ufficio. La richiesta era stata rigettata dal gip Luca Ramponi nell’ormai famosa ordinanza del 21 giugno. Il 3 luglio, quindi, l’appello proposto dal pm davanti al Riesame, composto dal presidente Rocco Criscuolo, dal giudice relatore Rosanna Maria Oggioni e dal giudice Manuela Melloni. Il ricorso sul punto si era discusso il 6 settembre, con i giudici che hanno confermato la decisione del gip, ritenendo priva di gravità indiziaria l’ipotesi di abuso d’ufficio contestata ai cinque indagati su questo specifico capo di imputazione.
L’ACCUSA
In particolare, la Procura aveva puntato il dito contro gli incarichi conferiti a Scarpati sia prima che dopo l’entrata in vigore del Codice degli appalti, emanato nell’aprile 2016. Prima di quella data, erano stati conferiti a Scarpati – attraverso apposite determine – incarichi considerati sistematici e in contrasto con la natura occasionale degli incarichi stessi, per un importo di circa 15mila euro. Con l’entrata in vigore del nuovo codice, per un importo di oltre 50mila euro, oltre ai singoli incarichi di difensore di fiducia dei minori, nel mirino della Procura è finita anche l’assegnazione sempre al legale reggiano del ruolo di consulente giuridico dell’Unione: un incarico del valore forfettario di 10mila euro annuali, assegnato attraverso una gara considerata piena di irregolarità, rinnovabile per un altro anno. E conferito, sempre secondo il pm, anche sulla base di rapporti privilegiati di Scarpati con la dirigente Federica Anghinolfi – emersi dalle intercettazioni – e con gli altri funzionari coinvolti nella gara.
LA DIFESA
Una tesi confutata dalle difese, che facendo leva sulle memorie e sul precedente pronunciamento del gip hanno portato a casa un punto a favore dei propri assistiti, vedendo respinta per la seconda volta la richiesta della Procura.
I GIUDICI
Secondo i giudici bolognesi, le assegnazioni di incarichi legali da parte degli enti pubblici sono esplicitamente esclusi dalla disciplina del Codice appalti. Un assunto che, nel caso esaminato, è stato ritenuto valido sia per i singoli incarichi di difesa assunti da Scarpati che per quello di consulente, oggetto del bando, nel quale non è stata ravvisata la prova del cosiddetto danno ingiusto. Le somme percepite da Scarpati, ovvero i 10mila euro da consulente e i circa 50mila per i singoli procedimenti, sono state infine considerate eque.
LE INTERCETTAZIONI
Quanto alle intercettazioni sul presunto privilegio di Scarpati, i giudici rilevano come alcune siano molto suggestive, mostrando fra l’altro l’esistenza di un clima di ostilità dell’assistente sociale dell’Unione Val d’Enza, Francesco Monopoli (a sua volta indagato nell’inchiesta) verso l’avvocato Scarpati e verso quella che considerava una forte influenza su Federica Anghinolfi. Conversazioni che, per il Riesame, non costituiscono però elementi di gravità indiziaria. —
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