Affidi, obbligo di dimora per il sindaco di Bibbiano: revocati i domiciliari
La decisione del Tribunale della Libertà di Bologna:obbligo di dimora nel Comune di Albinea, dove risiede il primo cittadino
REGGIO EMILIA. Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti passa dagli arresti domiciliari all'obbligo di dimora nel Comune di residenza, Albinea. È questa la decisione del tribunale della Libertà di Bologna sul ricorso della difesa del primo cittadino, attualmente sospeso dopo il coinvolgimento nell'inchiesta "Angeli e Demoni" della Procura di Reggio Emilia in cui risponde di abuso di ufficio e falso.
«La permanenza coatta di Andrea Carletti nel Comune di Albinea, dove abita, rappresenta una misura minore degli arresti domiciliari che tuttavia assicura la medesima finalità, cioè l’impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti locali territoriali a lui vicini»: è quanto scrivono i giudici del tribunale della Libertà di Bologna che hanno sostituito appunto la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora per il sindaco (sospeso) di Bibbiano, Andrea Carletti, coinvolto nell’inchiesta Angeli e Demoni della Procura di Reggio Emilia su presunte irregolarità nell’affido di minori.
Contrariamente a quanto si era appreso in precedenza, il tribunale non ha disposto per Carletti l’obbligo di permanenza domiciliare notturna ma solo l’obbligo di dimora nel Comune di residenza. «L’isolamento a cui l’obbligo di dimora lo costringe - si legge nell’ordinanza - appare misura adeguata e sufficiente al fine di recidere per il momento i contatti con il mondo professionale e pubblico in cui si collocava, ritenendo che anche i contatti via telefono o telematici saranno depurati di ogni possibile connotazione di reiterazione o inquinamento, alla luce della serra attività di intercettazione già svolta nel corso dell’indagine».
La Procura contesta al sindaco il reato di abuso di ufficio e falso ideologico. Il ricorso per la revoca dei domiciliari era stato presentato dai difensori di Carletti, l’avvocato Giovanni Tarquini e il professor Vittorio Manes e si era discusso lunedì scorso davanti al Tribunale della Libertà di Bologna.
Dall'interrogatorio di Andrea Carletti emerge «la volontà di proseguire la sua carica di sindaco di
Bibbiano con un metodo di azione volto alla mera realizzazione di fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante». Lo si legge in un passaggio dell'ordinanza del tribunale della Libertà di Bologna che ha sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora per il primo cittadino coinvolto nell'inchiesta sugli affidi illeciti, accusato di abuso di ufficio e falso. Per il collegio di giudici (Criscuolo, Oggiani, Margiocco) «sussiste tuttora il pericolo di reiterazione di reati dello stesso tipo».
L'esempio che i giudici fanno risale a fine 2018 quando Carletti si interessò in prima persona «circa la prosecuzione del metodo fino ad allora attuato, con cui si affidavano i minori in carico al Servizio sociale» a psicoterapeuti della Onlus piemontese Hansel e Gretel. Fu lo stesso sindaco ad adoperarsi per reperire un immobile che potesse essere adibito a nuova sede - visto che quella vecchia era stata dismessa perché oggetto di indagini per irregolarità amministrative - per proseguire la psicoterapia da parte di Claudio Foti e dei suoi colleghi della Onlus. Carletti cercava l'immobile proprio a Bibbiano, paese del quale era sindaco, e che voleva, secondo i giudici, «evidentemente mantenere come fulcro delle politiche sociali da lui perseguite, dimostrando con estrema sicurezza di voler proseguire nella politica sociale che lo vedeva paladino dei diritti dei minori abusati, tuttavia incurante delle modalità con cui tale nobile scopo era attuato, anche a costo di eludere la normativa in materia e di finalizzare l'impiego di denaro pubblico al suo progetto». Sentito dai pm che gli facevano notare come emergesse dalle intercettazioni una sua disponibilità ad aiutare la onlus, anche con la formazione di una comunità a Bibbiano, Carletti rispose che si trattava di una cosa diversa dal servizio di psicoterapia, era un centro di formazione, valutandolo come un buon progetto. All'obiezione su chi avrebbe messo i soldi per pagare la psicoterapia, Carletti, riporta il Riesame, rispose che non lo sapeva e che non poteva immaginare che le spese sarebbero state accollate all'ente pubblico, che lui intendeva soltanto fare un servizio alla comunità.
La misura dell'obbligo di dimora per Carletti è stata disposta nel Comune di Albinea ed è idonea a assicurare l'impossibilità di reiterare i reati e di interferire con la vita pubblica e amministrativa del Comune. La permanenza nel Comune di Albinea «rappresenta una misura minore degli arresti domiciliari che tuttavia assicura la medesima finalità, cioè l'impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto di mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti territoriali a lui vicini». L'isolamento a cui l'obbligo di dimora lo costringe «appare misura adeguata e sufficiente a recidere per il momento e pubblico in cui si collocava». Nell'ordinanza si segnala come non sussistano comportamenti concreti volti all'inquinamento probatorio. Tuttavia la sospensione dalla carica di sindaco, per i giudici, non ha determinato «una cesura dei suoi rapporti con l'ambiente di appartenenza», visti i soli tre mesi ai domiciliari, essendo rapporti di amicizia e colleganza politica radicati nel tempo. Questo comporta «una possibile influenza di Andrea Carletti su persone a lui vicine nell'ambito politico-amministrativo, con possibili ripercussioni negative sulle indagini».
Ieri sempre Il tribunale della Libertà di Bologna ha rigettato l'appello del pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi, che aveva chiesto ulteriori misure cautelari per il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti e per altri quattro indagati nell'inchiesta "Angeli e Demoni", sugli affidi nella Val d'Enza reggiana.
I giudici hanno confermato la decisione del gip di Reggio Emilia, ritenendo priva di gravità indiziaria una delle ipotesi di abuso d'ufficio contestate a Carletti, difeso dal professor Vittorio Manes e dall'avvocato Giovanni Tarquini, relativa all'affidamento di incarichi legali all'avvocato Marco Scarpati.
Il ricorso della Procura sul punto si era discusso in udienza il 6 settembre, mentre deve ancora arrivare la decisione, sempre dei giudici della Libertà, sull'appello della difesa di Carletti contro gli arresti domiciliari a cui è sottoposto da fine giugno, sempre per reati che non riguardano i presunti abusi terapeutici sui minori, al centro dell'inchiesta.
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