L’esperto in Commissione «Bibbiano, caso non isolato»
Hanau, docente fino al 2011 dell'Università di Reggio «Il metodo usato da Foti ha lasciato un'impronta importante a livello nazionale»
REGGIO EMILIA. Proseguono i lavori della Commissione regionale. Ieri in audizione Laura Becca, avvocatessa della Camera penale di Bologna e il professor Carlo Hanau, docente Unimore fino al 2011 di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari e presidente dell’associazione Tribunale della salute.
«In Italia – spiega Hanau – i maltrattamenti riguardano circa il 9,5 per mille dei minori, di questi gli abusi sessuali non superano il 4,2 per cento». Hanau sottolinea che «questi sono i dati reali, diversi rispetto a quelli diffusi da esponenti del Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia».
È poi intervenuto sull’inchiesta reggiana, rilevando che «il metodo Foti ha lasciato un’impronta importante anche a livello nazionale, che ha portato a quel disastro che poi si è scoperto a Bibbiano. Mi risultano diversi casi di allontanamento con metodi privi di validazione scientifica in molte regioni e città d’Italia». L’avvocatessa Becca si è concentrata sul ruolo del minore, vittima o testimone, in un procedimento penale. «Nel processo emerge la necessità di non danneggiare il minore e rendere al tempo stesso il più affidabile e genuina possibile la testimonianza. Per farlo il giudice si affida spesso al parere di un esperto, neuropsichiatri o psicologi infantili, per valutare la capacità testimoniale del minore. Ma chi certifica l’esperto? Esiste un albo di periti, dal quale i giudici possono attingere, ma è non è vincolante».
Michele Facci (FdI) ha chiesto cosa accada al minore che, prima di essere ascoltato dal giudice, entri in contatto con altri soggetti. Secondo Becca è riconosciuto che più le deposizioni vengono reiterate, meno sono attendibili. Paolo Calvano (Pd) e Raffaella Sensoli (M5s) sono tornati sulla necessità di una difesa tecnica dei genitori. Calvano ha inoltre sottolineato il dato secondo il quale gli allontanamenti in Emilia «sono il 2,6 per mille, così come in Italia e in regioni, come la Lombardia, a noi limitrofe e con orientamento politico ben differente». Il presidente della commissione, Giuseppe Boschini, ha chiesto se nei tribunali si seguano prassi corrette. «La procedura di allontanamento attiene alla sfera civilista, ma sono a conoscenza anche io che il contraddittorio in quella sede sarebbe penalizzato – risponde Becca – Credo sia una buona idea pensare a un difensore di ufficio, sarebbe una garanzia in più». La Carta di Noto? «È molto apprezzata da giudici o difensori, ma non è il Vangelo. In Italia vedo buone prassi da parte dei giudici, non sempre di operatori sociosanitari o polizia. Non per negligenza, ma più per mancanza di formazione». La reggiana Roberta Mori (Pd) ha posto l'attenzione sul diritto alla salute del minore coinvolto in un processo penale. Il sistema, secondo Becca, è «ben congegnato», ma «non sempre c'è sensibilità da parte di tutti gli operatori». —
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