Newlat si quota a Milano e il latte Giglio va in Borsa
L’azienda con sede in via Kennedy punta a raccogliere 200 milioni a Piazza Affari In portafoglio, oltre al marchio reggiano, le insegne storiche della tavola italiana
In quindici anni il latte Giglio di Reggio Emilia è passato dal purgatorio del crac Parmalat alla quotazione in Borsa sotto l’egida di Newlat. Un percorso compiuto nell’alveo del gruppo alimentare Newlat spa creato dallo stesso Tanzi e finito nel 2004 nelle mani dell’imprenditore Angelo Mastrolia, che ha acquistato via via alcuni marchi storici dell’agroalimentare italiano strappandoli spesso alle multinazionali straniere e stabilendo la sede della sua galassia nello storico stabilimento della Giglio in via Kennedy a Reggio.
Newlat Food è così diventato un conglomerato industriale dell’agroalimentare con ricavi aumentati dai 292 milioni di euro nel 2016 ai 305 milioni del 2018 - controllato da Newlat Sa, società con sede in Svizzera - e che possiede marchi come Polenghi, Delverde (presa dall’argentina Molinos Río de la Plata) o licenze come Buitoni (presa da Nestlè), e che si prepara a sbarcare in Borsa con l’obiettivo di quotarsi sul segmento Star di Piazza Affari, dedicato alle aziende di media dimensione.
Il gruppo, che opera principalmente nel settore della pasta, del latte, dei formaggi e dei prodotti da forno, oltre che in quello dei prodotti speciali (per l’infanzia, il wellness e senza glutine), intende raccogliere fino a 200 milioni di euro attraverso l’emissione di nuove azioni, con un’offerta rivolta a investitori qualificati per il 40% del capitale secondo indiscrezioni, e la cui conclusione è attesa entro la fine di ottobre. I proventi dell’Ipo verranno utilizzati per sostenere la crescita sia per linee interne, fa sapere l’azienda, sia tramite nuove acquisizioni «in un’ottica di ulteriore diversificazione geografica internazionale e ampliamento del propri brand».
Newlat resterà anche post quotazione sotto il controllo della famiglia Mastrolia, che continuerà a detenerne quindi la maggioranza. Parliamo di un gruppo che ha chiuso il 2018 con ricavi in crescita, mentre l’utile segnato nel 2017 era stato di 2,4 milioni, con un debito totale sceso da 180 milioni del 2016 ai 113 milioni del 2017. Il gruppo - si legge poi in una nota - vanta un consolidato posizionamento nel mercato domestico e una presenza rilevante sul mercato tedesco, che genera il 30 per cento dei volumi e di cui è il primo produttore di pasta con i marchi Birkel e Drei Glocken.
A partire dal 2004 Newlat ha dimostrato fin da subito qual era la prospettiva di lungo termine impostata da Mastrolia. Una serie di acquisizioni realizzate nel corso degli anni giunte da vendite partite da grandi gruppi internazionali del settore food & beverage tra cui Nestlé, Pamalat, Ebro Foods Sa, Kraft Heinze Molinos. Mastrolia ha condensato quei marchi nel gruppo che ha la sede centrale nello stabilimento di Reggio dove lavora il latte e produce derivati a marchio Giglio, come il mascarpone e gli yogurt. Il gruppo conta ad oggi mille dipendenti sparsi in Italia, con una capacità produttiva di pasta pari a 320mila tonnellate all’anno, altre 20mila tonnellate di prodotti da forno, 314mila tonnellate di latte e suoi derivati e 43mila tonnellate di prodotti per l’infanzia e senza glutine. —
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