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Affidi, revocati i domiciliari a Carletti Per lui obbligo di dimora ad Albinea

Evaristo Sparvieri
Affidi, revocati i domiciliari a Carletti Per lui obbligo di dimora ad Albinea

Il Tribunale della Libertà attenua la misura cautelare e accoglie in parte l’appello della difesa: «C’è pericolo di reiterazione»

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«La permanenza coatta di Andrea Carletti nel Comune di Albinea, dove abita, rappresenta una misura minore degli arresti domiciliari che tuttavia assicura la medesima finalità, cioè l’impossibilità di svolgere attività pubblica e soprattutto mantenere legami e influire su amministratori e dipendenti di enti territoriali a lui vicini». E poi: «L’isolamento a cui l’obbligo di dimora lo costringe appare misura adeguata e sufficiente al fine di recidere per il momento i contatti con il mondo professionale e pubblico in cui si collocava, ritenendo che anche i contatti via telefono o telematici saranno depurati di ogni possibile connotazione di reiterazione o inquinamento, alla luce della serrata attività di intercettazione già svolta nel corso delle indagini». Dopo quasi tre mesi ai domiciliari, adesso c’è l’obbligo di dimora nel Comune di Albinea, dove risiede. Il tribunale della Libertà di Bologna attenua la misura cautelare a carico di Andrea Carletti, il sindaco di Bibbiano, sospeso dalla Prefettura e autosospesosi dal Pd, accusato di abuso d’ufficio e falso, nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni sugli affidi nell’Unione Val d’Enza, di cui era delegato per le Politiche sociali.

PERICOLO REITERAZIONE

Il Riesame, accogliendo in parte il ricorso della difesa, sottolinea tuttavia come non sia venuto ancora meno il pericolo di reiterazione dei reati, ripercorrendo gran parte delle valutazioni del gip di Reggio, Luca Ramponi, emesse il 2 agosto, quando i legali del sindaco avevano presentato una prima istanza di revoca degli arresti. Ad agosto, fra le motivazioni con cui il gip ha rigettato il primo ricorso, anche l’ipotesi che Carletti abbia parlato con la Gazzetta, violando la prescrizione di non comunicare con estranei: circostanza poi immediatamente chiarita dallo stesso nostro giornale, come riportato nell’ordinanza del Riesame, in cui si rileva che in realtà le dichiarazioni di Carletti erano state rese dal suo legale.

QUASI TRE MESI

Una lunga battaglia fra accusa e difesa iniziata il 27 giugno, giorno degli arresti, sulla quale ieri si è espresso il Riesame in merito all’appello dalle difese proposto il 16 settembre, ponendo fine ai domiciliari ai quali Carletti era costretto da 86 giorni. Per i giudici bolognesi, sul pericolo di inquinamento probatorio non risultano «concreti comportamenti volti a tal fine». Ma, la sospensione da sindaco e l’attribuzione ad altri della delega alle Politiche sociali dell’Unione «non si reputa abbiano determinato una cesura dei suoi rapporti con l’ambiente di appartenenze, in virtù dei soli tre mesi decorsi in regime domiciliare, essendo ragionevolmente tali rapporti di amicizia e colleganza politica ben radicati nel tempo e difficilmente scalfibili». Di conseguenza, «ciò comporta sicuramente una possibile influenza di Andrea Carletti su persone a lui vicine nell’ambito politico-amministrativo, con possibili ripercussioni negative sulle indagini».

La cura

Quanto invece al pericolo di reiterazione dei reati, dagli atti di indagine, secondo i giudici emerge da parte di Carletti «la volontà di proseguire la sua carica di sindaco con un metodo d’azione volto alla mera realizzazione di fini politici, indifferente alle regole e alla normativa sottostante». In particolare, i giudici si richiamano all’ormai celebre ordinanza cautelare di giugno che ha reso pubblica l’inchiesta e alle conversazioni intercettate del sindaco con altri indagati, che secondo il Riesame «dimostrano un interessamento in prima persona da parte di Andrea Carletti circa la prosecuzione del metodo fino ad allora attuato, con cui si affidavano i minori in carico al Servizio Sociale a psicoterapeuti della Hansel e Gretel», attraverso la ricerca «assidua di un altro immobile» per ospitare la nuova sede della Cura, e «proseguire la piscoterapia da parte di Foti e colleghi».

PALADINO

Nella quale Carletti si adopera per mantenere la sede a Bibbiano, «paese del quale è sindaco e che vuole evidentemente mantenere come il fulcro delle politiche sociali da lui perseguite, dimostrando con estrema sicurezza di voler proseguire nella politica sociale che lo vedeva paladino dei diritti dei minori abusati, tuttavia incurante delle modalità con cui tale nobile scopo era attuato, anche a costo di eludere la normativa in materia e di finalizzare l’impiego di denaro pubblico al suo progetto». Atteggiamento che per il Riesame sarebbe stato ribadito nell’interrogatorio davanti al pm del 12 agosto: «Ebbene tale atteggiamento del sindaco di Bibbiano permane immutato ad oggi, non avendo determinato il tempo di tre mesi decorso in regime cautelare alcuna modifica del suo atteggiamento». —





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