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mercato del lavoro 

«Agricoltura ko senza i voucher e a causa del reddito di cittadinanza»

L’allarme di Cervi, presidente Cia, sugli addetti stagionali «Gli imprenditori li cercano disperatamente senza esito»

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REGGIO EMILIA. Nei campi reggiani il lavoro c'è, ma manca chi lo fa. A lanciare l’allarme sulla «preoccupante carenza di manodopera stagionale» è il presidente della confederazione degli agricoltori (Cia) di Reggio Emilia Antenore Cervi, che invita inoltre a non sottovalutare, in questa situazione, il rischio di diffusione del caporalato sul territorio.

LA RICERCA INFRUTTUOSA

«Gli imprenditori cercano disperatamente lavoratori ma non ne trovano. Il ricorso alla manodopera per la raccolta della frutta è infatti sempre più problematica, per non parlare del personale specializzato in grado di guidare il trattore o fare trattamenti». E il problema, sottolinea Cervi, «non riguarda solo gli italiani: oggi è altrettanto difficile reperire operai agricoli stranieri».

Le cause, viene spiegato, sono molteplici. Per quanto riguarda i lavoratori italiani, «sono in continuo calo coloro che sono disposti a lavorare in campagna. E questo anche a causa del reddito di cittadinanza che spinge molti a preferire il divano». Inoltre «con l’eliminazione dei voucher è poi stata persa una grossa fetta di studenti che nei mesi di vacanza si precipitavano nei campi per guadagnarsi qualche soldo, approfittando delle varie campagne di raccolta. E gli anziani disposti a lavorare nella raccolta ogni anno calano a causa dell'aumentare dell’età e degli acciacchi».

GLI STRANIERI

Non va meglio agli imprenditori che volessero ingaggiare lavoratori stranieri: qui «incide pesantemente il numero di ingressi drasticamente ridotto e osserviamo anche che chi veniva prima da fuori confine ora preferisce andare in altri paesi europei». Per questo «occorre dare certezze di lavoro durature, almeno due o tre mesi, ma non sempre le aziende sono in grado di garantire occupazione per un periodo lungo, a causa anche della volatilità dei mercati. Se un prodotto ha basse quotazioni l’imprenditore può anche decidere di interrompere la raccolta perché diventa anti economica».

RISCHIO ILLEGALITà

Questa complessa situazione, conclude Cervi, «rischia di favorire piaghe come il caporalato, che dal settore zootecnico dove ci sono stati preoccupanti tentativi di infiltrazione potrebbe ora espandersi anche a quello della raccolta della frutta. Un fenomeno indegno che si regge sullo sfruttamento dei più deboli e che deve essere contrastato con ogni mezzo». L’agricoltura reggiana, quindi, può contare su numeri forti e una progressione nella produzione - basti pensare al boom del biologico - salvo temere i picchi produttivi per mancanza di lavoratori. —

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