Avete scordato di inaugurare le piazze?
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sul "basso profilo" della Giunta reggiana
REGGIO EMILIA. Low profile. La Giunta di Reggio Emilia deve aver scelto il basso profilo. Questa ipotesi ha cominciato a ravanarmi in testa il 3 settembre, quando fu inaugurata la Giaréda. Palchetto in piazza Gioberti. Autorità civili, militari e religiose presenti, bancarelle in doppia fila, basilica splendente. Tutto bello.
Quella data era stata immaginata come il momento perfetto, opportuno. L’ottima cornice per inaugurare le piazze riqualificate: appunto Gioberti e, più a sud, Roversi. L’obelisco che si erge su una vasca nella prima, lo specchio d’acqua che rifrange la chiesa del Cristo nella seconda.
Slarghi più che piazze, che la Giunta precedente, nella sostanza riconfermata, aveva appunto deciso di sottoporre a restyling con l’apriti cielo delle critiche e il caravanserraglio delle polemiche. L’inaugurazione, che tutti s’attendevano strategicamente sotto la data delle elezioni comunali, non c’è stata, forse perché quei lavori furono sorgente di contestazioni strutturali, materiali, politiche, botaniche, storiche e sugli spigoli (chi più ne ha più ne metta). E men che meno dopo, probabilmente perché la città era in vacanza.
Ma neanche la Giaréda ha stimolato un taglio di nastro, se non quello della “fiera” a diverse decine di metri più in là, già in corso Garibaldi. Nemmeno due parole al riguardo della piazza. Non tanto per una manifestazione d’orgoglio e propaganda, ma come assunzione di responsabilità.
Ancora non mi capacito della scelta, appunto minimalista, del 3 settembre. Se s’inaugura una piazza non le si può girare la schiena. Se si inaugura una piazza il palco non può essere rivolto al suo margine esteriore. Se si inaugura una piazza bisogna dire almeno una parola – una parola soltanto – sull’obiettivo, i lavori, il risultato, sulla giustamente retorica restituzione alla città.
E pensare che – molto personalmente – il 3 settembre mi ero infilato fra il pubblico per godere di un cenno al nuovo arredo, meglio ancora dell’intervento di uno specialista, architetto o urbanista, dedicato a una delle superfetazioni più dense e interessanti della città di Reggio: l’obelisco onorario eretto nel 1843 per il matrimonio del duca Francesco V d’Este con Adelgonda di Baviera, poi risemantizzato con la dedica ai Martiri della Libertà - anche quelli che combatterono nel Risorgimento contro l’Italia dei principati -; infine nel riadattamento-sistemazione del 2019 che introduce il tema della vasca d’acqua tanto caro all’Ancien Régime.
Neanche una parola. Posso aggiungere la sorpresa alla delusione? Fra il palchetto delle autorità e il monumento riqualificato era stato infilato uno stand gastronomico, se ben ricordo specializzato in gnocco fritto, ciambelle, pane e altre specialità. Stand infilato proprio come sipario, collocato frontalmente a chiusura della prospettiva verso la via Emilia Santo Stefano. Cosicché il fondale del palchetto era un attendamento bruno e mangereccio. E l’obelisco là dietro, solitario...
È stata una scelta per evitare di attirare attenzione, scongiurare altre polemiche? Credo lo sapremo mai. Non sarei qui oggi a scriverne apparendo un rompiscatole in ritardo di 18 giorni se, nei tempi della propaganda progettuale, quelle piazze non fossero state illustrate con tanto di rendering e pubblica esibizione del Progetto Ducato Estense che collegherà proprio Palazzo Ducale (piazza Gioberti) alla Reggia di Rivalta.
È certo che l’improbabile festa d’inaugurazione della rinnovata piazza Gioberti è stata inscatolata (o mimetizzata) nella festa della Giaréda. Come dire che la festa comunque c’è stata. Questa vicenda appartiene ai Mysteria di Reggio. Ai misteri di questa città.
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