Morirono nella chiusa, chieste cinque condanne
Tra gli imputati anche il borettese dirigente di Aipo Ettore Alberani. Le vittime annegarono per il crollo di una paratia
BORETTO. «Condannate i 5 imputati, per la morte dei due operai».
Dopo oltre sei anni di indagini e processi, ieri mattina, il pm Ciro Alberto Savino della procura di Ferrara, ha concluso la sua requisitoria chiedendo la condanna per omicidio colposo per i cinque dirigenti Aipo – direttori lavori e titolari dell’impresa, uno di loro di Boretto – che lavorarono alle chiuse di Valle Lepri, a San Giovanni Ostellato, nel Ferrarese: durante quei lavori di manutenzione, il 22 febbraio 2013, morirono i due operai che stavano eseguendo l’intervento.
I loro nomi erano Fabrizio Veronese 56 anni di Rovigo e Guglielmo Bellan, 53enne di Loreo, dipendenti della ditta Gmi di Villadose di Rovigo. I due morirono affogati nel bacino dopo che le paratie su cui stavano lavorando cedettero, riversando l’ondata d’acqua del canale che li travolse e uccise.
la requisitoria
La richiesta di condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione è stata chiesta per Ettore Alberani di Boretto, dirigente Aipo, con delega alla gestione dell’Idrovia ferrarese, coinvolto come responsabile unico del procedimento della manutenzione Valle Lepri; Vittorino Malagò di Felonica (Mantova), coordinatore sicurezza del progetto di manutenzione delle conche e la titolare della ditta costruttrice, la General Montaggi Industriali Costruzioni in acciaio di Villadose (Rovigo), Maria Antonietta Strazzullo.
Richiesta la pena di 2 anni e 6 mesi per il tecnico Federico Tita di Adria, dipendente della ditta costruttrice e direttore tecnico di cantiere. E 2 anni e 8 mesi per Bruno Droghetti di Ferrara, dirigente Idrovia ferrarese Aipo, progettista e direttore lavori del progetto.
i difensori
Dopo la richiesta dell’accusa, nella giornata di ieri, si sono succeduti i difensori degli imputati che hanno contestato, posizione dopo posizione, le singole imputazioni nei diversi ruoli e le conclusioni delle perizie. Sostenendo che, comunque, i calcoli di progettazione della base di struttura in cemento armato erano stati eseguiti correttamente, che l’evento accaduto era imprevedibile e chi ora viene accusato di mancati controlli e verifiche non ne aveva il dovere.
Sentenza in dicembre
Manca solo l’arringa di un difensore, che parlerà alla prossima udienza del 13 dicembre quando il giudice Carlo Negri deciderà la sentenza.
Alla contestazione del concorso in omicidio colposo, la procura – a seguito di una superperizia ordinata dal giudice in corso di processo, eseguita dall’ingegnere Bernadino Chiaia, Politecnico di Torino, – aveva rimodulato il capo di imputazione con nuove contestazioni legate al codice degli appalti e alla legge sulla sicurezza del lavoro.
Le vittime in quella tragica giornata di febbraio di sei anni fa stavano lavorando alle paratie delle chiuse, quando a causa di un cedimento del piedino che le ancorava alla base di cemento, crollarono.
La vasca dove si trovavano gli operai che persero la vita, venne invasa da una ondata micidiale che in pochi secondi non lasciò scampo ai due lavoratori. Inutile per loro ogni tentativo di soccorso. —
Daniele Predieri
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