Gazzetta di Reggio

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operazione “cabriolet” 

Specialisti in frodi e riciclaggio Il capo arrestato nel Reggiano

Ambra Prati
Specialisti in frodi e riciclaggio Il capo arrestato nel Reggiano

Sgominata un’associazione a delinquere che operava tra la Sardegna e l’Emilia In cella Vito Delmonte, 52enne abitante a Cadelbosco. Un altro indagato a Sesso

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È stato arrestato nella sua abitazione di Cadelbosco Sopra, sottoposta a perquisizione, la “mente” di una banda specializzata in truffe su larga scala e riciclaggio. In manette è finito Vito Belmonte, 52 anni, originario di Matera, ritenuto dall’accusa «ideatore e regista di tutte le attività delittuose». Mentre un altro dei 27 indagati – un 50enne salernitano – è stato raggiunto all’alba di ieri dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Emilia nella sua residenza a Sesso, dove sono stati sequestrati documenti e tre cellulari.

L’operazione “Cabriolet”, partita dai carabinieri di Sassari ed eseguita ieri tra la Sardegna e l’Emilia, ha sgominato un sodalizio specializzato in maxi frodi. Su 27 indagati quattro sono stati gli arrestati (Lussorio Manca, oristanese di 53 anni, Riccardo Notarpietro, andriese 43enne, Marco Salis, sassarese 38enne e Belmonte), tre messi ai domiciliari (Giulio Caggiari, sassarese 20enne, Salvatore Campus, nuorese 52enne e Maurizio Beccantini, modenese 60enne). Gli indagati sono accusati, a vario titolo e in concorso, di associazione a delinquere finalizzata alla tentata truffa, truffa aggravata, ricettazione e riciclaggio.

La modalità era rodata: la banda, tramite società fantasma, contattava le aziende facendo ordinativi consistenti. Secondo l’ordinanza si trattava di «uno stratagemma contrattuale caratterizzato da una mendace promessa di pagamento delle merci mediante controprestazioni differite (la Ri.Ba., una pagamento dilazionato a 30, 60 o 90 giorni molto usata dalle ditte, con fideiussione bancaria, ndr), e con la consegna a garanzia di titoli di credito (assegni) privi di reale copertura». Una volta ritirato il materiale «i relativi proventi venivano, in ultimo, destinati sistematicamente al riciclaggio».

L’organizzazione trattava merce di ogni tipo: dagli pneumatici (per un valore di 9.728 euro) ai prodotti per la pulizia aziendale (per 5.247 euro), dai divani (Chateaux d’Ax per 3mila euro) alle catene di elettrodomestici (televisori, I-phone, computer di Unieuro per 4.938 euro), da pannelli per la coibentazione (32.576 euro) al carburante (13.571 euro), da 300 tonnellate di cemento sfuso (67mila euro) fino ai mattoni (24.156 euro), dai condizionatori (6.500 euro) ai materiali inerti (15mila euro), oltre ai generi alimentari come il Parmigiano-Reggiano e il vino.

Secondo il pm Mario Di Leo l’organizzazione, «su sistematica preordinazione e sovraordinazione» di Belmonte, che aveva «un ruolo predominante» ed eseguiva «un minuzioso controllo avvalendosi della collaborazione degli altri associati» (in particolare del braccio destro Notarpietro) dirigeva un gruppo che ha mostrato «capacità criminale», «spregiudicatezza e pervicacia nelle condotte poste in essere, in modo continuativo e pressoché imprenditoriale, attraverso consolidati sistemi di commercio fraudolento». L’attività investigativa iniziata nell’estate 2018 e le intercettazioni dimostrano «come il gruppo abbia sistematicamente operato per lungo tempo». Per dare un’idea: secondo i riscontri dell'Arma, in un anno l’organizzazione ha messo a segno 37 truffe e acquistato beni per 800mila euro. Altri raggiri, per un totale di 3 milioni di euro, sono stati sventati grazie ai militari che hanno avvisato per tempo le ignare vittime. —



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