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Casa della Penna, ottant’anni e non sentirli «Il segreto? Passione e specializzazione»

Roberto Giampietri
Casa della Penna, ottant’anni e non sentirli «Il segreto? Passione e specializzazione»

Gli attuali gestori Francesco Storchi e Cristiana Salami: «Questi i denominatori comuni delle botteghe più longeve»

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Tre sedi, tre gestioni, una storia. Lunga ottant’anni. Il 2019 per la Casa della Penna è un anno particolare, l’anno di un compleanno speciale. E viene da chiedersi se, ai tempi di internet e di whatsapp e dei messaggi tipo così “ce ank qlc che scrive ai gg ns??”, ci sia davvero qualcuno che scriva ancora ai giorni nostri.

Francesco Storchi e Cristiana Salami non hanno dubbi. Gestiscono la Casa della Penna dal gennaio del 2012.

«E sì, c’è tanta gente che scrive a penna. Fortunatamente c’è una grande riscoperta dello scrivere a mano. Per passione, ma anche quale esercizio in grado di allenare mente e corpo. Con grandi benefici».

Aperti dal 1939, una delle storiche botteghe di Reggio. Una breve storia?

«La Casa della Penna apre nel 1939 grazie ad Armando Alderotti. Dagli anni ’60, a papà Armando, subentrano il figlio Luciano e la moglie Laura Franceschini. E dal gennaio 2012 ci siamo noi – spiega il titolare Francesco – Il negozio ha avuto tre sedi: in via Vittorio Veneto, in via del Vescovado, fino alla collocazione attuale, in piazza San Prospero. Cristiana e io siamo subentrati sette anni fa. Per Luciano e Laura era giunto il momento della pensione, ma volevano che qualcuno proseguisse l’attività. Da rappresentante di penne non ho avuto dubbi. E insomma, eccoci qui».

Ora è tutto veloce e tecnologico. Si scrive ancora a penna?

«Sì, per fortuna c’è tanta gente che scrive. Una vera e propria riscoperta dello scrivere. Dopo una fase di declino dovuta all’affermarsi di smartphone e tecnologia. E sono persone di tutte le età, giovani e meno giovani. Ci sono ragazzi che arrivano qui informatissimi e domandano penne particolari».

Il cliente tipo?

«Come si diceva, di tutte le età. Dal collezionista a chi vuole fare un regalo per occasioni particolari. C’è chi sceglie di spendere un po’ di più e chi, logicamente, di meno. Ma la penna non è più vista solo come uno status symbol, un oggetto per professionisti. Scrivere si è tramutato da passione a piacere. Da una decina d’anni si è recuperato il lato positivo dello scrivere, anche a livello didattico. In Germania e Francia, ad esempio, la stilografica è d’obbligo sia alle elementari che alle medie: stanno nascendo nuove generazioni di appassionati. Negli ultimi tempi, anche da noi, tante persone si informano su corsi di calligrafia e bella scrittura. Sono segnali importanti e significativi».

Un giudizio sul centro storico di Reggio Emilia, sempre al centro di discussioni e polemiche?

«È cambiato tanto. Purtroppo ora ci sono tante serrande abbassate e non è affatto bello. Crediamo si debba migliorarne l’accessibilità, il centro storico deve continuare ad avere quel valore di aggregazione che lo caratterizza da sempre. Oltre a politiche di ampio respiro in grado di coinvolgere tutti gli attori per rilanciare il piccolo commercio».

In epoca di crisi dei piccoli negozi, qual è il segreto per proseguire un’attività per 80 anni?

«Passione e specializzazione sono i denominatori comuni di tutte le botteghe più longeve. Tradizione sì, ma anche capacità di innovare e rimanere al passo coi tempi. Come è fondamentale avere qualcuno che porti avanti l’attività. La bravura degli Alderotti è stata tutto questo, tramandando la passione».

Uno sguardo. Tra passato e futuro. Ottant’anni e non sentirli. La Casa della Penna: tre sedi, tre gestioni e una storia. Scritta, ma ancora tutta da scrivere. —





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