Gazzetta di Reggio

Reggio

Giornata della riconciliazione 

Ricordati i sacerdoti uccisi durante e dopo la guerra

Ricordati i sacerdoti uccisi durante e dopo la guerra

Un convegno al Museo Diocesano e la messa presieduta dal vescovo Camisasca: «Il perdono non ci fa rinunciare ai nostri diritti e ci fa accedere alla pace»

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REGGIO EMILIA. La Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla, proseguendo nel cammino che l’anno scorso, nel Santuario del beato Rolando Rivi a San Valentino (Castellarano), ha condotto a uno storico gesto di perdono, ha ricordato ieri, domenica 22 settembre, tutti i sacerdoti martiri del periodo 1943-1946 con una giornata di riconciliazione e di preghiera intitolata “Vexilla Regis prodeunt” (“Avanzano i vessilli del Re”, dall’incipit dell’inno liturgico composto da san Venanzio Fortunato in occasione dell'arrivo della reliquia della Vera Croce a Poitiers).

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L’iniziativa si è svolta in due momenti: alle 16, nella sala conferenze del Museo Diocesano, si è tenuto un convegno con l’intervento storico del professor Giuseppe Giovanelli, condirettore del Centro Diocesano di Studi Storici, e quello teologico di don Carlo Pagliari, biblista e direttore del Servizio per la Pastorale Giovanile; alle 18, in cattedrale, la messa presieduta dal vescovo Massimo Camisasca. 

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«Celebriamo questa Santa Messa – così ha iniziato la sua omelia il vescovo – dopo aver partecipato a un incontro di riflessione storica e biblica sul tema della Riconciliazione. Riconciliazione di cui ha tanto bisogno la nostra terra, segnata, durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi, da tanti lutti e da tante tragedie di morte, causate dall’odio che albergava nel cuore di alcuni uomini. Quest’odio ha portato a una guerra fratricida, a uccisioni indiscriminate, provocando non raramente rastrellamenti, rappresaglie, eccidi, morte di persone innocenti. Che cosa causò tante tensioni e tali tragedie? Molto spesso la lotta politica e soprattutto la terribile appartenenza a dittature senza Dio, che avevano oscurato i cuori delle persone. Il mio predecessore, monsignor Socche, ha parlato molti anni fa non semplicemente di dittature “atee”, ma di dittature “negatrici di Dio”: egli con queste parole voleva descrivere un ateismo attivo, che si prefiggeva cioè di lottare contro Dio, e soprattutto contro la Chiesa e i suoi sacerdoti».

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«In particolare oggi – ha continuato monsignor Camisasca – vogliamo ricordare dodici nostri fratelli sacerdoti e un seminarista, barbaramente uccisi dall’uno e dall’altro fronte in lotta, ad opera cioè di nazisti, fascisti e comunisti. Alcuni di loro sono stati, grazie a Dio, ampiamente ricordati nel loro sacrificio durante questi anni. Altri, invece, sono stati in parte dimenticati. È proprio per questa ragione che ho desiderato, assieme a tutta la nostra Chiesa, questa giornata di Riconciliazione. Se per la storia, che spesso è scritta dai vincitori, solamente alcuni hanno avuto ragione, mentre altri hanno avuto torto, per la Chiesa non è così: il sacrificio della vita, se offerta con un cuore puro in ragione della propria fede, è sempre prezioso davanti a Dio, ed è sempre fonte di un numero infinito di grazie».

«Nello stesso tempo – ha proseguito il vescovo – la celebrazione di oggi è un invito a tutti, innanzitutto ai credenti segnati dal battesimo, a lasciare cadere ogni pensiero di odio, di rivendicazione, di rivalità, di superiorità ingiusta... Entrate in questa logica della Riconciliazione voi mariti e mogli, voi figli, voi amici, voi datori di lavoro, voi lavoratori. Il perdono non ci fa rinunciare ai nostri diritti, non elimina la differenza tra il bene e il male, ma ci permette di entrare in una dimensione più grande della vita, in cui tante lacerazioni e ansie possono essere superate, permettendoci di accedere alla pace e alla serenità». —

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