Atti sessuali su minore, il coach ora è in carcere
Il 45enne dovrà scontare la pena residua. Il suo avvocato: «È innocente e non demorde. Chiesta la misura alternativa»
È stato prelevato nel primo pomeriggio di ieri dai carabinieri di Reggio Emilia Santa Croce e portato in carcere, dove dovrà scontare la pena diventata definitiva a seguito del pronunciamento della Cassazione. Il coach di basket di 45 anni deve scontare la pena residua (su 4 anni e 8 mesi) diventata definitiva per atti sessuali su minore (all’epoca 15enne, ora universitario), si trova dietro le sbarre.
La vicenda, che ha fatto scalpore in città, è emersa nell’aprile del 2015, quando la mamma del minore, insospettita dall’improvviso rifiuto del figlio di recarsi agli allenamenti, ha scoperto tre episodi di atti sessuali avvenuti in quattro mesi (tra novembre 2014 e febbraio 2015) nel solaio-ufficio dell’abitazione del coach, dove il ragazzo si recava a fare i compiti. Il processo è stato molto combattuto, tra querele e controquerele tra le parti. La condanna è stata emessa il 18 novembre 2016 a Reggio Emilia. Nell’aprile 2018 l’Appello ha confermato e il 13 settembre scorso la Cassazione, definendo inammissibile il ricorso del coach, ha cristallizzato il primo grado.
Dopo la trasmissione degli atti da parte della Suprema Corte, il pm Maria Rita Pantani ha chiesto l’esecuzione della sentenza.
Tuttavia il sipario potrebbe non chiudersi qui, secondo l’avvocato difensore del detenuto Erica Romani. «Il mio assistito si è sempre proclamato e continua a proclamarsi una persona innocente, che è entrata in un tunnel inimmaginabile». Nonostante l’esito a lui negativo, il 45enne fa sapere tramite il legale che «lui non demorde, farà tutto ciò che la legge gli consente: dal ricorso alla Corte di Giustizia europea alla richiesta di revisione del processo».
Più concretamente, dietro l’angolo potrebbe esserci una scarcerazione. «Il mio cliente è incensurato, ha già scontato oltre un anno di pre-sofferto ai domiciliari e quindi ha diritto di accedere a misure alternative – ha proseguito Romani – Subito dopo la sentenza di Cassazione abbiamo depositato la richiesta di misura alternativa alla detenzione all’Ufficio Esecuzioni, al Magistrato di Sorveglianza e al Tribunale della Libertà: poiché sono passati dieci giorni, la decisione non dovrebbe tardare».
Tra le disposizioni diventate definitive per il coach figurano le provvisionali stabilite a favore delle parti civili (18mila euro per madre e 8mila euro per il figlio) e la pena accessoria dell’interdizione a qualsiasi incarico o luogo frequentato da minori.
«È vero che il mio assistito ha ricominciato a frequentare i campi da basket come arbitro, ma in partite giocate da adulti: perciò potrà continuare a farlo, una volta scarcerato. È la sua vita».
Alla mamma della vittima – che aveva commentato la pietra tombale della Cassazione con la frase «è finito un incubo» –, il legale difensore ha replicato: «Una profondissima ingiustizia. Ritengo che il processo non abbia rispecchiato il vero accadimento dei fatti. Le prove sono state distorte e lette in modo parziale rispetto alla realtà». —
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